Carne coltivata per il pet food: via libera alla prima start-up europea

In questo articolo parleremo della carne coltivata per il pet food e del via libera alla prima start-up europea. Si tratta di  “Bene Meat Technologies”, un’azienda avviata nel 2020 di proprietà del gruppo ceco di dispositivi medici Btl, che conta più di 80 ricercatori e sviluppatori. Bene Meat è la prima azienda ad essere registrata dall’Unione Europea come produttrice di carne coltivata in laboratorio destinata a diventare cibo per animali domestici.

Mentre l’Italia rimane intenzionalmente bloccata alla linea di partenza, decisa a vietare la produzione e la vendita di carne coltivata – infatti è passato il DDL che vieta la produzione di carne coltivata, sia essa per gli umani che per gli animali – nel resto dell’Europa si fanno passi da gigante nel senso contrario.

Ma non solo in Europa si fanno grandi passi sulla carne coltivata. Israele, ad esempio, è il primo Paese al mondo ad autorizzare la vendita di carne coltivata da cellule bovine. E negli Stati Uniti, Upside Foods e Good Meat aveva già ottenuto a fine 2022 l’approvazione da parte di Food and Drug Administration (FDA) e così iniziato l’iter burocratico per rendere disponibile al pubblico la carne coltivata di pollo, al secondo posto dopo Singapore.

Quindi, Stati Uniti, Singapore, Israele, e prossimamente Malesia, Cina, Corea del Sud e Giappone: il food tech corre veloce, soprattutto a Oriente

Che cos’è la carne coltivata

Che cos’è la carne coltivata?

La carne coltivata viene creata in laboratorio, partendo da cellule prelevate da un animale.
Le cellule vengono inserite insieme a un terreno di coltura, in bioreattori (o “fermentatori”) appositamente progettati per offrire un ambiente ideale al materiale organico da coltivare.

Queste cellule, poco per volta, si moltiplicano e iniziano a “trasformarsi” in muscolo e grasso, esattamente come avviene in natura, all’interno del grembo materno.

Pertanto, la carne coltivata è vera carne, semplicemente prodotta in modo diverso, con l’utilizzo di una piccolissima parte di un solo animale, risparmiando la vita alla miriade di animali che viene utilizzata per l’alimentazione umana nell’allevamento tradizionale.

Gli scienziati ipotizzano che, se per la sua produzione si utilizzassero le energie rinnovabili, la carne coltivata ridurrebbe (rispetto agli allevamenti bovini tradizionali) del 92% le emissioni di gas serra e del 90% l’utilizzo del suolo.

Se la sua produzione avvenisse, come previsto, senza l’utilizzo di antibiotici, questo porterebbe a meno patologie di origine alimentare, evitando l’antibiotico-resistenza, che è una grande emergenza sanitaria.

Il processo di produzione è normalmente suddiviso in 4 fasi

Le quattro fasi:

  1. A un animale vivo viene effettuato un prelievo di cellule staminali. Esse sono cellule in grado di “diventare” altri generi di cellule presenti nel corpo di un essere vivente. Si possono sviluppare come muscolo, grasso o tessuto connettivo.
  2. Queste cellule vengono inserite in bioreattori, che sono vasche dentro cui c’è un ambiente simile al corpo dell’animale originario. È un terreno di coltura che fornisce alle cellule i nutrienti necessari per crescere e moltiplicarsi.
  3. Questo terreno di coltura viene differenziato in modo tale che le cellule possano diventare muscolo, grasso e tessuto connettivo (le parti principali della carne).
  4. Le cellule vengono separate in modo da creare l’impalcatura”. Essa è una sorta di “stampo” che trasporta le sostanze nutritive e su cui far moltiplicare le cellule, tenerle insieme e dar loro la forma desiderata (bistecca, hamburger, carne macinata…).
Il processo produttivo della carne coltivata
Bioreattori per la produzione di carne coltivata
Bioreattori per la produzione di carne coltivata

Gli animali da compagnia continuano ad aumentare il tutto il mondo

In tutto il mondo continua ad aumentare il numero di animali da compagnia. In Italia, in base ai dati raccolti da Euromonitor, si stimano ben 64,95 milioni di esemplari.

Quasi 19 milioni sono cani e gatti, con questi ultimi che sono ormai stabilmente più di 10 milioni. Gli acquari delle famiglie italiane sono popolati da quasi 30 milioni di pesci.

Euromonitor ha stimato, inoltre, 12,88 milioni di uccelli ornamentali, mentre i piccoli mammiferi e i rettili sono stimati rispettivamente in 1,8 e 1,4 milioni di esemplari.

L’impatto ambientale associato al loro cibo è sempre più alto. Secondo Harvard Dataverse, la produzione di pet food sarebbe responsabile di un quarto di tutte le emissioni associate all’allevamento.

Popolazione animali da compagnia in Italia nel 2023
Popolazione animali da compagnia in Italia nel 2023

In base a un sondaggio a cui hanno partecipato 729 persone e di cui alcuni ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti pubblicandoli sulla rivista scientifica PLOS One , sebbene non tutti gli intervistati siano disposti a mangiare carne coltivata, la grande maggioranza è disposta a darla ai propri animali (81,4%). Riguardo a coloro che non vogliono mangiare carne coltivata, la storia è diversa.

La maggioranza di vegani e vegetariani hanno dichiarato che non mangerebbero carne coltivata (83,6%), rispetto agli onnivori (40,3%). Tuttavia, tra i vegani e i vegetariani che non consumerebbero carne coltivata, la maggioranza (55,9%) ha indicato che la darebbero comunque ai propri animali domestici. Tra gli intervistati onnivori, solo una piccola minoranza (9,6%) non disposta a mangiare carne coltivata la darebbe ai propri animali domestici.

Il giro di affari nella vendita di alimenti per i PET

Giusto per darvi un’idea del giro d’affari che ruota intorno ai prodotti per l’alimentazione dei cani e gatti in Italia, dovete sapere che nel 2023 sono state vendute 673.449 tonnellate di cibo per i PET, per un totale di 2.759,5 milioni di euro.

Numerose aziende stanno gareggiando a livello globale per sviluppare carne coltivata ​​in laboratorio commercialmente valida, per attirare i consumatori preoccupati sulle questioni etiche e sull’impatto ambientale dell’allevamento di bestiame, una delle principali fonti di emissioni di gas serra.

Bene Meat ha cavalcato l’onda rivolgendo l’attenzione in particolar modo al settore degli alimenti per animali domestici, anche se la produzione su larga scala deve ancora iniziare.

Cosa potrà succedere in Italia

La carne coltivata ormai è come una valanga che non potrà essere fermata e saranno inutili i tentativi posti dalle lobby della carne che cercano in tutti i modi di ostacolarne la produzione. Infatti, è giunta da qualche giorno la notizia che l’Ue ha respinto il DDL che vieta la produzione di carne coltivata.

E adesso cosa potrà succedere? In poche righe, con una nota del 29 gennaio di cui scrive il Foglio – la Commissione europea ha informato il governo di aver archiviato in anticipo la notifica sulla legge che vieta la “carne sintetica” perché “il testo è stato adottato dallo stato membro prima della fine del periodo di sospensione” previsto dalle direttive europee. Da qui, l’invito della Commissione al governo italiano “a informarla del seguito dato, anche alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia”.

Vedremo quali saranno gli sviluppi.

Produzione di carne coltivata su larga scala

Il CEO di Bene Meat Technologies, Roman Kriz, ha annunciato con orgoglio che la sua azienda è ora ufficialmente entrata nel registro europeo delle materie prime per mangimi:

“Oggi siamo diventati la prima azienda al mondo ad avere un’autorizzazione ufficiale per la produzione e la vendita di carne coltivata per cani e gatti.”

Roman Kriz

L’azienda ha dichiarato che intende introdurre i suoi prodotti sul mercato già nel corso di quest’anno, puntando a una produzione che possa raggiungere diverse tonnellate al giorno.

Roman Kriz ha anche affermato che i prodotti finali saranno venduti ad un prezzo simile a quello di prodotti alimentari per animali premium e super premium già presenti sul mercato.

Il futuro della carne coltivata di Bene Meat deve ancora confrontarsi con le logiche dell’aumento della produzione, ma certamente il pollice in su delle autorità comunitarie rappresenta un importante passo in avanti.

In un mondo che va al contrario

In un mondo che va al contrario, dove la maggior parte delle persone accetta di far uccidere alcuni animali per far mangiare altri, la carne coltivata e destinata a diventare cibo per i PET potrebbe essere la soluzione per ritrovare un piccolo equilibrio. Badate bene, abbiamo scritto “piccolo”. Perché non è questa la soluzione per liberare gli animali.

Forse non sappiamo abbastanza su ciò che ruota intorno alla carne coltivata e sugli scenari che potrebbero presentarsi, se in futuro la carne coltivata dovesse prendere sempre più piede. Ma di certo, in questo momento non possiamo che sperare che questa possa far diminuire gli allevamenti intensivi e di conseguenza gli animali uccisi.

Resta però da chiedersi se la commercializzazione su larga scala della carne coltivata ci farà girare intorno all’obiettivo che ogni vegano ha, cioè la fine dello sfruttamento animale. Perché, a nostro parere, la liberazione animale avverrà solamente colpendo il vero obiettivo: lo specismo.


Fonti:
https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0275009
https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2023/12/14/chi-ha-paura-della-carne-coltivata/
https://www.eufic.org/it/produzione-alimentare/articolo/carne-coltivata-in-laboratorio-come-viene-prodotta-e-quali-sono-i-pro-e-i-contro
https://www.globetodays.com/il-mercato-del-mondo-animale-in-italia-nel-2023
https://www.pettrend.it/assalco-zoomark-2023-il-petfood-mantiene-prestazioni-top/


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