Un bambino al supermercato

Crescere figli vegani: quando la spesa diventa consapevolezza

Una mamma vegana si troverà, prima o poi, a scontrarsi con una tosta realtà: quella della spesa al supermercato con il proprio bambino.

Finché sono piccini, tutto scorre, ma quando iniziano a capire cosa hanno intorno, fioccano le domande e le curiosità. Prestissimo, capiscono addirittura da soli cosa o, meglio, chi c’è in quei banchi frigo.

La mia esperienza è stata molto forte perché, probabilmente per il fatto che avesse già visto e vissuto, in tenerissima età, accanto a galline, maiali, pecore, conigli e mucche, la sua connessione è stata praticamente immediata. In particolar modo, ha riconosciuto subito i poveri corpi dei polli, tristemente esposti per intero.

La sua reazione? Li ha voluti accarezzare. Mi ha chiesto se potesse fare una carezza anche se loro, purtroppo, non l’avrebbero sentita.

Inutile descrivere il mio stato d’animo e il mio cuore spezzato in due, ma alle sue domande su CHI esponessero quei frigoriferi ho continuato a rispondere, con le lacrime agli occhi, passando dai petti di tacchino ai würstel di maiale, dagli hamburger di bovino ai gamberi e ai polpi, fino al latte di mucca e alle uova.

In fondo, gli ho solo detto la verità.

Lui ha capito subito. Non ha pianto, ma ha espresso un’empatia sconfinata che, nel corso degli anni, è diventata sempre più consapevole, trasformandosi in una presa di posizione irremovibile.

A differenza della maggior parte dei bambini onnivori, che spesso non collegano immediatamente la carne nel bancone all’animale vivo, per il semplice fatto che magari non gli è mai stato spiegato o gli è stato volontariamente omesso, i bambini cresciuti con un’educazione vegana hanno una consapevolezza molto precoce e diretta di questo legame.

Questo è successo a circa tre anni, quindi era molto piccolo, ma altrettanto ricettivo.

Sfido chiunque a fare una chiacchierata in merito con lui, o con un bimbo vegano qualunque simile a lui.

Le loro parole e il loro pensiero sono la semplicità e la logica per eccellenza.

Tutti i bambini empatizzano profondamente con gli animali e stabiliscono con essi un legame emotivo unico e immediato fin dalla prima infanzia.

Gli animali comunicano senza usare le parole e questo aiuta i bambini a riconoscere stati d’animo come la gioia, la paura o la tristezza in modo semplice e naturale, comprendendo che anche i loro compagni pelosi, piumati, con le squame, con le ali o a quattro zampe provano quelle stesse emozioni.

I bambini osservano il mondo esterno per capire cosa sia “normale” e sicuro.

Vedere che la società accetta, espone e commercializza i corpi di animali morti può generare profonda confusione. Spesso non si spiegano come mai le altre persone, inclusi persino alcuni parenti, come i nonni, possano guardare quelle stesse scene con indifferenza o appetito, vivendo così un senso di isolamento o di incomunicabilità.

I genitori vegani hanno un compito ben complesso perché, facendo crescere controcorrente i propri figli, si trovano spesso a dover affrontare queste situazioni e a dare una giustificazione o una spiegazione che, spesso, non c’è o non è accettabile.

Non mentiamo ai nostri figli, con l’illusione, forse, di proteggerli.

Loro già sanno e non meritano di essere presi in giro.

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