L’estate torrida negli allevamenti

L’eccezionale ondata di caldo torrido e la conseguente siccità hanno portato ad una forte e naturale riduzione della portata di latte e uova: mucche, bufale, capre e galline producono meno, creando danni gravissimi alle aziende in tutta Italia.
Dal Veneto al Trentino Alto Adige, al Piemonte, alla Lombardia per citarne qualcuna.

Gli animali producono circa il 20% di latte in meno rispetto alla media stagionale, arrivando a sfiorare il 50% nelle giornate più torride.

I maiali consumano meno cibo, rallentando così il loro accrescimento e creando una forte perdita per gli allevatori che rischiano di dimezzare i loro guadagni.

Questo è il tam tam dell’estate con cui ci stanno instancabilmente martellando:
gli allevatori chiedono a gran voce nuove sovvenzioni per far fronte alla crisi.

Ma facciamo chiarezza.
Gli animali “producono” meno?
Danni gravissimi alle aziende?
E i danni creati dalle aziende agli animali, non contano?

Moltissimi capi di bestiame portati al pascolo sui monti (monte Vilino, Porcaneta, per fare qualche esempio) stanno morendo di stenti.
Non ci sono acqua e cibo a sufficienza per il bestiame.
Gli animali sono assetati, affamati, abbandonati su pascoli secchi e aridi, spossati dal caldo, denutriti e disidratati.

Animali trattati come oggetti di uso e consumo. E, una volta guasti, gettati via.
Destinandoli ad una lenta e atroce dipartita.

Non avete un’opinione al riguardo?

Io sì: lasciarli a valle sarebbe stata la scelta migliore.
Per gli animali, ovviamente, non per i guadagni degli allevatori.

Tutelare il benessere delle greggi non rientra nel codice morale di tutti coloro che usano queste creature a scopo di lucro.

È preferibile far morire di stenti tutte queste creature, per poi incassare i risarcimenti con i quali comprare nuovi capi (schiavi) da ricominciare a sfruttare nelle fattorie degli interessi e degli esclusivi vantaggi di chi gestisce vite in cambio di denaro.

Teniamo sempre bene a mente che le mucche non producono latte per le aziende e neanche per gli esseri umani, ma per i loro figli: i vitelli. Le bufale per i bufalini, le capre per i capretti e le pecore per gli agnelli.

Mucche, bufale, capre, maiali e galline non sono macchine aziendali, cardini e ingranaggi, sono esseri viventi ingiustamente sfruttati ai fini alimentari.

Animali abusati, segregati e torturati negli allevamenti fino alla morte. Depredati del loro latte, delle loro uova e della loro carne, per confezionare alimenti insalubri e inutili per esseri umani.

Vorrei ricordare ai cari lettori che gli allevamenti di qualsiasi natura sono comunque dannosi per il Pianeta e, di conseguenza, per chi lo abita.

Tutti gli allevamenti intensivi o estensivi consumano suolo. Per produrre cibo per gli animali da reddito vengono destinati alle coltivazioni 2,5 miliardi di ettari, circa la metà di tutta la superficie agricola del mondo.

Gli animali selvatici sono ridotti ad un misero 4% contro il 60% di suini e bovini e il 36% di esseri umani.

Per quanto riguarda gli uccelli, il 70% è rappresentato dal pollame destinato al consumo umano. E solo un piccolo 30% è rappresentato dagli uccelli selvatici.

La distruzione degli habitat per ricavare pascoli e campi coltivati per i mangimi è tra le prime cause della riduzione della fauna selvatica e della deforestazione.

Per non parlare del relativo inquinamento dovuto agli allevamenti e al loro sversamento di liquami.

I reflui zootecnici sono ricchi d’ammoniaca: queste emissioni finiscono nell’aria e sono responsabili dell’acidificazione del suolo e dell’inquinamento delle falde acquifere.

La situazione è critica ma, più che per gli allevatori, per le vittime: il Pianeta e gli animali da fattoria. I poveri animali vengono lasciati morire senza alcuna pietà sui monti, divorati dall’arsura e dalla fame, stremati dal caldo. Abbandonati come granelli di polvere travolti da un’improvvisa folata di vento.

L’estate è rovente e impietosa come chi alleva e uccide, assecondando le leggi del mercato e la strategia più proficua per l’azienda.

Melania Corradini

Fonti:
https://www.essereanimali.org/2019/04/allevamenti-intensivi-conseguenze-terribili
https://confcooperative.campania.it/ancora-emergenza-caldo-danni-anche-agli-allevatori-e-ai-capi-di-bestiame
https://www.marsicalive.it/centinaia-di-capi-di-bestiame-stanno-morendo-di-sete-gli-allevatori-fate-presto-per-evitare-la-strage

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