Fino a quando non cadde al suolo

Ogni attività umana è altamente impattante sull’ambiente, specialmente in campo agricolo, dove ogni scelta dovrebbe essere valutata sempre e solo a favore della biodiversità. Degli innumerevoli danni causati dall’uomo alla natura ne cito uno dei più nefasti nel racconto: Fino a quando non cadde al suolo.

La mia allegria si è spenta il giorno in cui la mia compagna è crollata a terra e non si è più alzata, sconfitta e stanca.

“Ha avuto un incidente?” Chiese il piccione sporgendosi da un alto ramo.
“No. Erano giorni che non stava bene. Eppure non si è mai lamentata: tenace, coraggiosa ha continuato a volare al mio fianco fino a quando le forze glielo hanno permesso.

Ma io la vedevo spegnersi lentamente: le piume arruffate e quei terribili tremori che la scuotevano tutta. Niente pareva darle sollievo.

Il suo respiro a volte sembrava bloccarsi e lei spalancava gli occhi e contraeva i muscoli, e io facevo uno sforzo enorme, per non mettermi a gridare.

Ho sperato fino all’ultimo che potesse riprendersi, anche se, quando le portavo il cibo, lei lo rifiutava.
Fino a quando non cadde al suolo.

La toccai, non respirava. Gli occhi aperti fissavano il vuoto.
Ora è sepolta sotto un sepolcro di foglie rossastre.

Da allora non ho mai smesso di chiedermi perché mai fosse morta.
“Un vero mistero.” Disse il piccione con un nodo in gola.
“Sì…ma ora ho capito.” Rispose il passero scosso da un lungo brivido.

“Come hai fatto?” Insistette il piccione, avvicinandosi al passero.
“Mi sono ammalato.”
“No! Ti posso aiutare?”
“Grazie amico mio, ormai per me è tardi. Ma puoi non commettere i miei stessi errori.” Affermò il passerotto indicando la piantagione di mais poco distante da loro.

Il piccione lo fissò sorpreso.
“Non devi mangiare gli insetti che vivono in quel campo…e neanche il mais.”
“E perché ?”
“Perché sono stati avvelenati dagli umani con i pesticidi. Lì, tutto è avvelenato: la terra, il mais, gli insetti, addirittura l’acqua.
Stai lontano da quel campo e avvisa più uccelli che puoi.” Disse il passerotto respirando a fatica.

Il piccione annuì con un peso sul cuore, il dolore incombeva su di lui come un cacciatore con il fucile in mano.

Il passerotto all’improvviso cadde a terra, alzando un piccolo sbuffo di polvere, le piume lucenti sotto il sole e lo sguardo sbarrato, a fissare un’ultima volta, quel campo dannato.

Melania Corradini

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