Granchio blu, un nuovo “business” ittico nell’Italia delle tradizioni

Il granchio blu sembra pronto a divenire il nuovo business, un nuovo “prodotto” ittico nell’Italia delle tradizioni. 

LO DIVENTERÀ VERAMENTE? 

Esiste una puntata di REPORT in merito. 

Come si intuisce dall’inchiesta e da alcune facili congetture,  questo lancio andrà male! La gente non vuole questo granchio (nemmeno già pulito!). 

Questo si può immaginare facilmente se si è stati o si è prevalentemente pescetariani e si frequentano anche alcune crostacerie. 

Come tutti gli onnivori specisti, mi piaceva mangiare crostacei ma mai avrei ucciso o cucinato queste creature, così come fanno tutti quelli che sono ancora lontani dal fare la connessione. 

A nessuno piacerebbe bollire una creatura viva!! Le persone lo fanno con le cozze e le vongole perché non sembrano animali, difatti sono chiamati “frutti di mare”, come se davvero non fossero animali, ma il granchio, l’aragosta e l’astice si muovono parecchio e sono grossi quindi fa molta più impressione vederli morire nell’acqua bollente. 

Inoltre, a nessuno piace pulire il granchio: è difficile, occorrono delle posate speciali tipo schiaccianoci, delle pinze per crostacei dette forchette estrattrici, per rompere le chele. Nel corpo centrale quando lo si apre c’è una mucillagine gelatinosa che fa un po’ senso, la polpa deve essere capata, inoltre quest’animale ha in generale l’aspetto tra un Alien e un ragno e non invoglia davvero ad un consumo familiare. 

Anche tra gli amanti del pesce sono in pochissimi quelli che apprezzano la granséola o altre specie di  granchi. Nemmeno la polpa già pulita ha molta attrattiva perché, contrariamente a ciò che si sente dire, sa di poco e ha una consistenza che non a tutti piace. 

Insomma, come si vede nella puntata di Report, questo granchio non avrà mai un grosso valore, né un grosso mercato in Italia, i pescatori e i ristoratori lo sanno benissimo! 

È perfettamente inutile che facciano vedere chef stellati all’opera! In quanti italiani andranno nei ristoranti gourmet a spendere centinaia di € in cerca del granchio blu? È facile intuirlo, a parte qualche credulone pescato durante gli ultimi battage politico-televisivi: nessuno!!!

In quanti lo compreranno in pescheria già pulito (e bisogna vedere a che prezzo…) ? Pochi e per un consumo occasionale. In quanti lo compreranno vivo da cuocere e pulire? Una percentuale sotto lo zero virgola…

Al di là dei sussidi stanziati (3mln di €) che hanno già scatenato una corsa all’accaparramento, la soluzione che rimane è pulirlo e cuocerlo a livello industriale, estrarre la polpa, inscatolarla come il tonno, e spedirla negli USA dove ha già un fiorente mercato. 

Qualcuno ci ha già pensato. Il marchio italiano che ha attivato questo business già da qualche anno e che vorrebbe espanderlo in Italia grazie ai sussidi statali, aggiudicandosi la taglia di ben 3 mln di €, si illude!! 

Le loro scatolette dovranno essere per forza esportate.. 

Il granchio in scatola esiste da tempo sui banconi dei supermercati italiani, si è mai visto qualcuno comprarlo? 

Sinceramente non molti, e quando si  prova a farlo decisamente non piace, non si sa come prepararlo, nulla a che vedere con il prodotto fresco (che però va comprato vivo, bollito vivo ecc..  tutte cose di cui abbiamo già parlato e che i consumatori in generale non sembrano affatto pronti a fare!) 

La cosa certa è che vongole, cozze & Co.,  ciò che i consumatori vorrebbero continuare ad avere sulle tavole conviviali e nei ristoranti, tra il caldo che le sta uccidendo per l’innalzamento delle temperature globali, i granchi blu predatori e la speculazione dei furbi rivenditori, diverranno sempre più rare e non se ne vedranno quasi più a prezzi accessibili per un bel pezzo!

Non sarebbe meglio riflettere sull’eventualità di cambiare alimentazione e lasciar riposare il mare? In un recente articolo comparso su The Vision si riportano dati scientifici allarmanti.

“Troppo spesso si viene poco informati sulle problematiche del comparto ittico: per esempio sui danni ambientali che questo causa tra cui 43 milioni di tonnellate di gas serra emessi ogni anno e ingenti consumi di acqua, ossigeno, energia elettrica e farmaci. Si parla di tonnellate anche per i rifiuti e i liquami scaricati in mare e nei fiumi, dove alcune sostanze in eccesso eutrofizzano le acque, provocando una sovrabbondanza di alghe microscopiche e quindi, di attività batterica che porta alla morte delle forme di vita dei paraggi consumando ossigeno…

un terzo del pesce di allevamento non arriva direttamente in tavola, ma diventa nutrimento per altri pesci considerati più pregiati. Un chilo di pesce per crescere necessita infatti di almeno 2 chili di mangime a base di pesce selvatico, che richiede grandi quantità di energia e risorse, oltre alle emissioni relative: uno spreco che potrebbe essere evitato saltando il passaggio intermedio, cioè allevando per la nutrizione umana direttamente le specie considerate meno pregiate.

Tra gli scarti prodotti dall’allevamento ittico ci sono ogni anno più di 500mila tonnellate di escrementi, dovute alla ricchezza di fibre nella dieta imposta ai pesci allevati rispetto all’alimentazione che seguono in natura: la percentuale di vegetali in trent’anni è passata dal 10% al 70% del volume del mangime. Negli escrementi si concentrano inoltre i residui dei medicinali che vengono somministrati ai pesci spargendoli in acqua, e che si diffondono anche al di fuori dei confini degli allevamenti, soprattutto in mare aperto. L’ambiente in cui i pesci sono costretti è infatti così insalubre e sovraffollato – paragonabile a quello in cui vivono i polli in batteria – che gli animali si ammalano e si trasmettono parassiti l’un l’altro, come dimostrano diversi casi di epidemie.”

Un altro aspetto da non sottovalutare è relativo agli allergeni e alla pericolosità di consumare granchi blu morti da qualche ora, come rilevato nel quotidiano online TAG 24:

“Vertigini, mancanza di respiro, respiro sibilante, senso di costrizione della gola, gonfiore del viso e della gola, orticaria o dolori di stomaco” possono essere sintomi tali da rivolgersi immediatamente al pronto soccorso. E non è raro che i sintomi si ripresentino diverse ore dopo.

Se non si sa quando il granchio è morto, è meglio non mangiarlo.

Una volta che un granchio è morto, diventa un terreno fertile per i batteri. La diffusione dei batteri è esacerbata a temperature calde (temperatura ambiente) o temperature elevate. Pertanto, non solo la carne diventerà molliccia e insapore, ma potrebbe anche far ammalare seriamente. 

L’avvelenamento si verifica quando si mangia granchio (o qualsiasi altro crostaceo o mollusco) contaminato da batteri o virus.

A volte puoi capire se il granchio è contaminato da carne scolorita, consistenza pastosa o odore putrido. Tuttavia, non è sempre così. Quindi è meglio mangiare il granchio il più fresco possibile. L’avvelenamento da crostacei avviene 4-48 ore dopo il consumo. I sintomi di avvelenamento includono:

  • Nausea
  • Vomito
  • Dolore addominale
  • Diarrea
  • Crampi

Su pagine di divulgazione scientifica in campo medico, facilmente accessibili sul web, suggeriscono a chiunque manifesti uno qualsiasi di questi segni, di bere molti liquidi, indurre il vomito e consultare subito un medico.

I granchi crudi contengono batteri e parassiti dannosi per la salute e non dovrebbero mai essere mangiati. Il granchio crudo può causare colera e gravi malattie causate dai batteri come: Vibrio cholerae e Vibrio parahaemolyticus.

Il granchio crudo ospita anche vermi piatti parassiti che viaggiano nei polmoni quando vengono consumati. Nei casi più gravi, il parassita può colpire il sistema nervoso centrale. Marinare il granchio crudo in vino, aceto, salsa di soia o qualsiasi altra base acida non è sufficiente per uccidere i batteri o i parassiti. Il granchio deve essere ben cotto per eliminare batteri nocivi e parassiti.”

Tutto questo rende il granchio blu per niente consigliabile e veramente rischioso per gli sprovveduti che vorranno ostinarsi all’assaggio, anche in ristoranti non provvisti di un abbattitore termico o per gli avventurosi della pesca e del consumo casalingo, contrariamente ai molti incoraggiamenti che vengono diffusi ultimamente da chi ha interessi economici sulla sua commercializzazione.

L’informazione e la consapevolezza sono strumenti decisivi per ridurre in maniera concreta la sofferenza causata dall’industria della pesca, una sofferenza ancora troppo poco conosciuta, perché silenziosa!

La maggioranza ancora si illude che il mare sia come un supermarket inesauribile a cui attingere, ma presto tutti avranno modo di accorgersi che non è così, che la biodiversità non viene “rovinata” dal granchio blu, ma viene devastata in primo luogo solo per il fatto che si mangiano animali. Sarebbe questa un’occasione per riflettere sul fatto che per l’umanità è arrivato il momento di firmare un armistizio di pace che dia finalmente tregua al mare e ai suoi abitanti.


Note bibliografiche::
https://thevision.com/habitat/allevamenti-intensivi-pesci/
https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Abbiamo-preso-un-granchio-1b8e1764-f096-41cf-9f56-cf80d0740d8b.html
https://www.tag24.it/747866-il-granchio-blu-e-velenoso/?utm_source=whatsapp_tag24&utm_medium=social&utm_campaign=EasySocialShareButtons

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