Il DDL Caccia è una legge contro la natura

Il DDL Caccia è una legge contro la natura

Questo DDL Caccia è una legge contro la natura, una “bomba normativa” e un attacco ai principi costituzionali.

Parliamo del disegno di legge composto da 18 articoli, con cui il governo, in particolare il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, vuole riformare la legge 157 del 1992, quella che oggi regola la caccia nel nostro Paese. Un DDL che, segnerebbe una delle peggiori regressioni ambientali degli ultimi decenni, con articoli incostituzionali che violano l’articolo 9 della Costituzione italiana, che tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi. Inoltre, ci potranno essere procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea.

Secondo le bozze consultate dal Fatto Quotidiano, il disegno di legge sulla caccia proposto dal ministro Lollobrigida rappresenta un cambiamento radicale nella gestione della fauna selvatica in Italia. È necessario e fondamentale analizzare i punti salienti di questa riforma e comprendere le sue implicazioni per gli animali e l’ambiente.

Questo è l’ultimo tentativo del governo Meloni di fare un grosso favore alle lobby dei cacciatori, con una riforma che, se venisse approvata, sarebbe davvero un’aggressione devastante alla fauna selvatica e alla biodiversità.

La fauna selvatica non viene più vista come un patrimonio della collettività da preservare, ma di fatto viene considerata come proprietà di chi pratica la caccia. Ecco, questo è il quadro generale che vuole introdurre la nuova legge, all’interno della quale vengono introdotti dei punti specifici molto drammatici.

Questa proposta di legge arriva pochi giorni dopo una sentenza molto importante del TAR Lombardia, che ha stabilito il divieto assoluto di caccia in 475 valichi montani, riconoscendoli come aree sensibili al passaggio della fauna migratoria. Il governo ha però inserito un escamotage: la nuova legge prevede che il divieto valga solo per i valichi già situati in aree protette istituite prima del 1° gennaio 2025, tagliando fuori praticamente tutti quelli individuati dal TAR.

Il governo ha tutta l’intenzione di approvare la legge entro agosto. Il ministro Lollobrigida lo ha detto chiaramente in un’intervista al presidente di Federaccia, Massimo Buconi. Perché questa fretta? Perché a settembre comincia la stagione venatoria, e farlo con meno vincoli e più libertà è l’obiettivo dichiarato. Per velocizzare l’approvazione, la riforma della caccia viene agganciata al collegato ambientale della legge di bilancio, una manovra che consente di farla approvare con priorità assoluta.

Vediamo i punti principali di questo DDL. Abbiamo dovuto soffermarmici un po’ su ciascun punto, perchè ognuno di questi necessita un minimo di spiegazione:

  1. Si riaprono i roccoli, che sono enormi trappole a cielo aperto per uccelli, costruite con degli alberi attorno a delle radure, in cui si piazza sostanzialmente un’esca viva che fa da richiamo ai suoi simili. Poi ci sono delle reti nascoste con cui vengono catturati questi uccelli, spesso migratori. È una pratica, fra l’altro, vietata dall’Unione Europea, che in passato aveva persino aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese.
  2. L’articolo 8 di questo DDL è dedicato alla regolamentazione delle armi utilizzabili per la caccia. La proposta ammette:
    – Fucili a canna liscia fino a due colpi
    – Fucili semiautomatici con caricatore massimo da due cartucce (calibro fino al 12)
    – Fucili a canna rigata con caricatore omologato (calibro minimo 5,6 mm)
    – Fucili combinati, archi e falchi.
    – Per la caccia al cinghiale, i fucili a ripetizione potranno avere caricatori fino a cinque cartucce.
  3. Si liberalizzano i richiami vivi, ampliando le specie consentite, favorendo il bracconaggio e il traffico illecito di avifauna. Le specie utilizzate come richiami vivi proverranno da allevamenti certificati. Questo farà aumentare il numero di animali che ogni cacciatore potrà detenere, con la conseguenza che i controlli diventeranno molto più difficili, rappresentando un vero assist al commercio illegale.
  4. Si apre alla caccia senza regole nelle aziende faunistico-venatorie con il riconoscimento della licenza ai cittadini di paesi esteri. In pratica la natura viene svenduta e diventa il parco gioco dei ricchi italiani e stranieri.
  5. Si passa dalle 7 specie consentite attualmente a 47 specie utilizzabili e, in più, si elimina ogni limite di possesso di volatili provenienti dall’allevamento per singolo cacciatore. Queste due misure, in particolare quella del limite di possesso e l’aumento delle specie utilizzabili come richiami vivi, di fatto rendono impossibili i controlli da parte dei forestali e favoriscono il bracconaggio e il già fiorente traffico illecito di avifauna.
  6. Vengono rimossi i limiti al numero di autorizzazioni regionali per la creazione di nuovi appostamenti fissi di caccia.
  7. La riforma elimina il divieto di trarre profitto dalla caccia, aprendo la strada a un’attività venatoria commerciale. Questo potrà incentivare l’abbattimento indiscriminato di animali, mettendo a rischio la biodiversità e favorendo pratiche terribili.
  8. L’articolo 10, comma 6, stabilisce che sarà possibile cacciare nei territori e nelle foreste del demanio statale, regionale e degli enti pubblici in genere. Questo include anche le spiagge, finora considerate aree protette. Si tratta di un danno enorme per la fauna: molte spiagge sono luoghi di nidificazione per uccelli, tartarughe marine e altre specie.
  9. Lo stesso articolo introduce l’obbligo per le regioni di verificare entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge la percentuale di territorio protetto, riportandola nei limiti stabiliti se superata. Il limite massimo previsto è del 30% del territorio regionale. In caso di inadempienza, il potere di intervenire spetterà al Ministero dell’Agricoltura (non a quello dell’Ambiente) che potrà ridurre le aree protette. Una scelta assurda, in netto contrasto con gli impegni presi dall’Italia in sede europea, che prevedono il raggiungimento del 30% di territorio protetto entro il 2030.
  10. Sempre l’articolo 10 introduce un’altra novità stile Far West: le gare di caccia con i cani e l’addestramento con abbattimento di fauna selvatica non saranno più considerate attività venatorie. Questo significa che si potranno svolgere anche di notte e durante la chiusura della caccia.
  11. L’articolo 12 di questo DDL, disciplina il contenimento della popolazione di cinghiali, e consente a imprenditori agricoli, proprietari o conduttori di fondi (in possesso di regolare licenza di caccia e corsi di formazione) di richiedere l’autorizzazione per interventi di contenimento. Gli animali abbattuti potranno essere trattenuti dagli stessi soggetti, previa verifica igienico-sanitaria.
  12. L’articolo 18  elimina il parere vincolante dell’ISPRA: l’ente scientifico indipendente che oggi deve esprimersi obbligatoriamente prima dell’adozione dei piani venatori regionali. Al suo posto arriva il parere del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale, un organismo controllato dal Ministero dell’Agricoltura e di nomina politica. Il governo potrà così decidere chi far sedere al tavolo tecnico, rendendo la valutazione ambientale meno scientifica e più politica. Inoltre, la legge apre anche alla possibilità di cacciare in primavera, durante la piena migrazione, in violazione della direttiva europea “Uccelli”.
  13. Come se non bastasse, ci sono sanzioni fino 900 euro per chi protesta durante l’uccisione di animali durante le attività di controllo.

È una riforma gravissima, regressiva, che indebolisce drasticamente la tutela della fauna e della biodiversità in Italia. Abolisce vincoli, elimina controlli, favorisce la caccia privata e relega la scienza ambientale a un ruolo marginale. Una vicenda da seguire con la massima attenzione.

La proposta di riforma della legge sulla caccia del governo Meloni rappresenta un grave passo indietro nella tutela degli animali e dell’ambiente in Italia. È fondamentale opporsi a queste misure e promuovere una convivenza rispettosa con la fauna selvatica, basata sulla protezione degli ecosistemi e sul rispetto della vita animale.

Invitiamo i lettori a impegnarsi attivamente per proteggere la fauna selvatica, riconoscendola come un patrimonio comune; a difendere il diritto di tutti a godere della natura in condizioni di sicurezza; a pretendere che ogni decisione sia fondata su evidenze scientifiche e non sugli interessi delle lobby venatorie e dell’industria delle armi; e a salvaguardare il diritto alla protesta pacifica e non violenta, soprattutto considerando che nelle bozze attualmente in circolazione sono previste sanzioni amministrative sproporzionate, in certi casi persino più severe delle multe inflitte a chi viola le leggi sulla caccia.

Cosa puoi fare per fermare questa legge:
Firma, Condividi e chiedi a chiunque di firmare le seguenti petizioni
– Petizione WWF Stop caccia selvaggia
– Petizione LIPU Fermiamo la caccia selvaggia
– Petizione su change.org NO alla Deregolamentazione della Caccia!

Invia un messaggio al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella utilizzando questo modulo: https://servizi.quirinale.it/webmail/

Oggetto:

NO alla caccia selvaggia

Destinatari:

presidente@pec.governo.it
meloni_g@camera.it
segreteria.ministro@mase.gov.it
ministro@masaf.gov.it
segreteriapresidente@governo.it
cab-roswall-contact@ec.europa.eu
petizioni@senato.it
fontana_l@camera.it

Testo:

Ai Responsabili istituzionali competenti,

Presidente del senato Ignazio La Russa
Presidente della Camera Lorenzo Fontana
Presidente del Consiglio Giorgia Meloni
Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida
Ministero dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin
Commissione Europea – DG Ambiente

Chiediamo l’immediato ritiro della proposta di riforma della Legge 157/92 sulla caccia, presentata dal ministro Lollobrigida e sostenuta dal governo Meloni. Questo disegno di legge rappresenta un grave pericolo per la biodiversità, la sicurezza dei cittadini e viola i principi sanciti dalla Costituzione e dalle normative europee in materia ambientale.

La nuova proposta di legge:

Trasforma la caccia in “attività sportivo-motoria”, tentando di legittimarla come strumento di tutela della biodiversità. Un’assurdità che capovolge la logica, la scienza e la Costituzione.

Permette la caccia nelle spiagge, nei boschi, nelle foreste pubbliche e persino nelle aree protette, mettendo a rischio la sicurezza di chi frequenta la natura: famiglie, escursionisti, ciclisti e bambini.

Riduce le aree protette, invece di aumentarle come richiesto dall’Unione Europea (30% entro il 2030).

Riabilita pratiche vietate come i roccoli e i richiami vivi, favorendo bracconaggio e traffico illegale di fauna selvatica.

Elimina il ruolo vincolante dell’ISPRA, ente scientifico imparziale, sostituendolo con organismi controllati dalla politica e dalle lobby venatorie.

Autorizza spari notturni e l’uso di cani in gara anche a caccia chiusa, con gravi danni alla fauna in riproduzione.

PERCHÉ È INACCETTABILE:

Violazione dell’art. 9 della Costituzione, che tutela l’ambiente e la biodiversità.

Cancellazione degli ultimi 60 anni di politiche e impegni italiani a tutela e conservazione degli animali selvatici..

Contrasto con le Direttive UE su habitat e avifauna: rischiamo nuove procedure d’infrazione.

Privatizzazione della natura, a vantaggio di élite economiche italiane e straniere.

Rischio per la sicurezza pubblica, con fucili nei luoghi di svago e turismo.

Svuotamento del ruolo della scienza, a favore di interessi lobbistici.

Aumento dell’inquinamento da piombo, con conseguenze negative per gli animali, la salute pubblica e l’ambiente.

Vi prego, fermatevi!

Con profonda fermezza,
[Nome e Cognome]

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