Il mio tempo è scaduto

Le terribili condizioni di vita di un maiale rinchiuso in un allevamento e i suoi ultimi dolorosi istanti di vita diventano la straziante testimonianza di ogni animale, schiavizzato, torturato e ucciso per mano dell’uomo nel racconto Il mio tempo è scaduto.

Avete capito bene. Il mio tempo è scaduto.

Fuori, il vento pare ringhiare.

Non ho mai visto la bufera, per quel che ne so potrebbe anche piacermi. Ho sempre vissuto tra demoni ingordi dagli occhi gelidi e mani ossute come artigli.

Le luci tremolano leggermente mentre gli uomini mi trascinano verso il patibolo, qualcosa scricchiola. Sono le mie unghie che sfregano contro il pavimento. Le mie zampe sanguinano ma il dolore più forte è quello che ho nel cuore.

L’uomo mi colpisce la mandibola con una pedata, vacillo, vuole convincermi ad andare incontro al mio destino.

Ho freddo. Vorrei riuscire a scaldarmi, vorrei riuscire a fuggire. Ma questa è la casa del diavolo. Non c’è via di fuga.

Sento l’odore del sangue: è come una coltellata nelle narici. L’aria ne è satura.

Il vento ulula più forte.

Ricevo un altro calcio sul muso, il sangue prende a sgocciolare giù dalla mia bocca. Cado. L’uomo si china su di me, sbraita, la sua voce acuta graffia come un’unghiata sulla pelle.

Non so come spiegarglielo: non riesco ad alzarmi. Mi prende a calci come se volesse uccidermi. Chiudo gli occhi e prego di morire in fretta.

Il vento urla di dolore.

L’uomo mi arpiona con un gancio sotto la pancia e mi trascina via. La mia carne si lacera. Una lunga scia di sangue resta l’unica testimonianza della mia vita.

La lama mi attende, in fondo al corridoio.

Il vento turbina contro l’edificio come se lo volesse abbattere.

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