Industria della carne: atroci sofferenze per gli animali.

Gli animali sono esseri senzienti, provano emozioni: felicità, gioia, paura e ansia. Allevare in modo crudele, macellare e poi mangiare miliardi di animali è normale nel nostro mondo. L’industria della carne è causa di atroci sofferenze per gli animali.

Con il passare del tempo, gli allevamenti intensivi sono cresciuti a dismisura. Gli uomini si sono sempre più allontanati dalla natura e dagli animali, tanto che ormai il “pezzo di carne” acquistato al supermercato non viene più associato alla gallina, alla mucca, al maiale da cui questo proviene e le persone hanno totalmente perso l’empatia.

L’uomo è l’unico artefice del proprio male e delle terribili sofferenze arrecate agli animali di cui si ciba.

I NUMERI

In base alle statistiche dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO),  nel mondo vengono uccisi a scopo alimentare:

  • 180 miliardi di animali ogni anno;     
  • 15 miliardi di animali ogni mese;       
  • 500 milioni di animali ogni giorno;     
  • 20 milioni di animali ogni ora;                   
  • 350.000 animali ogni minuto;              
  • 5400 animali ogni secondo.  

Il numero di animali uccisi ogni 3 ore nel mondo per la nostra alimentazione è pari al numero di abitanti dell’Italia.

Il numero di animali uccisi ogni 17 minuti nel mondo per la nostra alimentazione è pari al numero di ebrei uccisi durante l’Olocausto.

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È impressionante vedere i numeri riportati qui sopra. Essi indicano come l’industria della carne sia causa di  atroci sofferenze per gli animali.

CARNE E PANDEMIE

L’industria della carne da sempre ha dovuto utilizzare farmaci per evitare le malattie negli animali e per farli crescere e ingrassare in maniera veloce, modificandoli anche geneticamente.
Le condizioni di vita degli animali sono via via peggiorate nel tempo, anche in quegli allevamenti che vengono presi da esempio per il sedicente “benessere animale”, in ogni parte del mondo.

Si arriva addirittura a eccessi assoluti, come nei terribili wet market cinesi, dove gli animali vengono allevati in condizioni terribili, ammassati e macellati sul posto tra atroci sofferenze. Ricordiamo che è in un mercato come questi che ha avuto origine la SARS (e dove sembra che anche il COVID-19 possa aver effettuato il salto da animali a uomini) e, nonostante gli avvertimenti da parte di ricercatori di tutto il mondo sulla pericolosità di questi luoghi per l’esplosione di nuove terribili epidemie, il governo cinese non ha ancora posto fine a questi orrori e nemmeno ne ha regolamentato l’andamento.

In un servizio televisivo di “Indovina chi viene a cena”, è stato mostrato ciò che accade nelle foreste della provincia di Guangxi, dove da alcuni anni vi sono strutture di oltre 8 piani, gli “allevamenti verticali”, dove si fanno nascere e ingrassare migliaia di maiali, per rispondere alla crescente domanda di carne di maiale dei cinesi.

In questi allevamenti, qualche tempo fa, è esplosa la peste suina africana, una grave malattia che aggredisce i maiali. Per evitarne la diffusione, gli allevatori hanno bruciato o sepolto vivi centinaia di migliaia di maiali in tutta la Cina.

Questa carneficina, però, non è servita a fermare l’epidemia, che è riuscita ad arrivare anche in Est Europa. Ciò che ora preoccupa è la possibilità che la peste suina africana possa fare il salto di specie dall’animale all’uomo, proprio come è avvenuto nella pandemia da Coronavirus che stiamo vivendo.

ELENCO EPIDEMIE

Da tutto ciò si evince che il numero incontrollato di animali allevati e macellati per finire nei piatti dell’uomo sta distruggendo la salute di quest’ultimo.

Nonostante, però, sia palese che l’industria della carne danneggi sia l’animale che l’uomo, egli continua senza sosta a portare avanti questa industria.

“Dal secondo dopoguerra ad oggi, abbiamo contato centinaia di epidemie di origine animale che vanno in costante aumento, con una maggior frequenza negli ultimi 20 anni”.

Moreno Di Marco, ricercatore dell’Università La Sapienza di Roma

“La maggior parte delle nuove malattie emerse negli esseri umani nelle ultime decadi è di origine animale ed è legata al desiderio da parte dell’uomo di consumare maggiormente cibo di origine animale.”
FAO

I DANNI ALL’AMBIENTE

Secondo la FAO, nella seconda metà del Novecento il consumo globale di carne è aumentato di 5 volte, passando da 45 milioni di tonnellate all’anno nel 1950 a 233 milioni di tonnellate all’anno. Su questo dato ha influito l’aumento della popolazione, visto che la crescita della popolazione è passata da 2,7 miliardi nel 1950 a oltre 6 miliardi di persone.

La FAO ha stimato che entro il 2050 si arriverà a 465 milioni di tonnellate di carne consumate ogni anno in tutto il mondo

Questo incremento ha causato un aumento incontrollato del numero di animali da allevamento.

Questa crescita esponenziale di animali allevati si è rivelata incompatibile con i ritmi naturali terrestri e ha inciso attraverso diversi modi sull’equilibrio del mondo.

Lo sfruttamento di animali per uso alimentare è ritenuto un fattore centrale nell’uso di risorse alimentari e idriche, inquinamento delle acque, uso delle terre, deforestazione, degradazione del suolo ed emissioni di gas serra del nostro Pianeta. Ricordiamo che questi ultimi sono responsabili dell’aumento delle temperature medie terrestri, fenomeno meglio noto come riscaldamento globale.

La FAO, tramite la pubblicazione di un dossier intitolato “Livestock’s long shadow” (La lunga ombra degli allevamenti intensivi), afferma che circa il 51% di anidride carbonica, metano e protossido d’azoto è emesso dagli allevamenti intensivi, contro il 14% determinato da attività di trasporto via terra, acqua e mare.

DEFORESTAZIONE

La deforestazione selvaggia, attuata specialmente in Amazzonia, è stata in gran parte dovuta alla necessità di trovar posto al sempre crescente numero d’animali allevati e a coltivazioni intensive per l’alimentazione animale.

Per far posto ai pascoli, ampie zone sono state deforestate. I vegetali, mediante la fotosintesi clorofilliana,  sono in grado di catturare la CO2 presente nell’aria, liberando poi ossigeno ed utilizzando il carbonio per crescere.

L’eliminazione massiccia di migliaia di ettari di alberi ad alto fusto ha come effetto la diminuita capacità di catturare l’anidride carbonica. Dal Rapporto FAO prima citato, risulta che ben il 70% delle aree deforestate in Amazzonia sono occupate da pascoli, il resto da coltivazione di foraggio. Il rapporto evidenzia inoltre che:

  • il 26% delle terre libere da ghiacci sulla Terra è occupato da pascoli;
  • il 33% dei terreni agricoli è occupato dalla coltivazione di foraggio;
  • un terzo dei cereali raccolti sono impiegati come foraggio per gli animali;
  • il 20% dei pascoli sono degradati e sterili per via dell’eccessivo sfruttamento.

Il polmone del mondo, la rigogliosa foresta amazzonica, si sta via via trasformando in un deserto e ormai, sempre secondo la FAO, i pascoli mondiali sono esauriti, poiché le aree sfruttabili sono già state tutte utilizzate e non rimane che abbattere altre foreste.

CONSUMO DI RISORSE IDRICHE

L’industria della carne, oltre a causare atroci sofferenze per gli animali, richiede l’utilizzo di moltissime risorse idriche.

Una parte dell’acqua richiesta dal sistema zootecnico moderno è impiegata per abbeverare gli animali: un manzo può consumare fino a oltre 80 litri di acqua al giorno, un maiale oltre 20 litri e una pecora circa 10 litri; una mucca da latte, durante la stagione estiva, può consumare fino a 200 litri di acqua in un solo giorno.

Altra acqua viene usata per la pulizia delle strutture di allevamento e degli animali, per i sistemi di raffreddamento, per lo smaltimento dei rifiuti e per la manutenzione delle strutture.

L’acqua viene inoltre usata nel processo di macellazione degli animali e per la pulizia degli impianti di macellazione: secondo un calcolo fatto, per ogni pollo macellato, occorrono 1600 litri di acqua.

Tuttavia, gran parte dell’acqua (il 98%) è usata per la coltivazione del foraggio: a tale scopo, su scala globale, vengono impiegati oltre 2300 miliardi di metri cubi d’acqua l’anno.

“Considerando il consumo di risorse d'acqua dolce, si dimostra più efficiente ottenere calorie, proteine e grassi dai prodotti vegetali rispetto ai prodotti animali”. 

UNESCO-IHE Institute for Water Education

PER PRODURRE 1 KG DI CARNE DI MANZO SERVONO:

  • 15 mila litri di acqua circa.
  • 7 litri di petrolio.
  • 10 kg di mangimi.

Per produrre 1 kg di carne manzo si emette tanta CO2 quanto un’automobile che percorre 250 Km.

INQUINAMENTO DELLE RISORSE IDRICHE

La FAO afferma inoltre che il settore dell’allevamento è la più importante fonte di inquinanti delle acque, a causa di deiezioni animali, antibiotici, ormoni, sostanze chimiche delle concerie, fertilizzanti e fitofarmaci.

L’inquinamento idrico prodotto dalla zootecnia industriale è molto più grave di quello dovuto alla zootecnia tradizionale, specialmente quando si sviluppa in prossimità delle aree urbane e determina pertanto un impatto diretto sul benessere umano.

Fino a quando la più ridotta popolazione degli animali allevati poteva essere accolta su vaste aree rurali, le deiezioni animali rappresentavano un’importante risorsa per la concimazione del terreno. Ma a seguito della crescita esponenziale del numero di animali allevati parallelamente all’espansione delle aree urbane, si sono diffusi sempre più gli allevamenti intensivi, responsabili di una sovrabbondante produzione di deiezioni animali causata dall’elevato numero di animali concentrato in uno spazio ridotto.

A causa di questo, il territorio circostante lo stabilimento non è più in grado di assorbire efficacemente l’enorme quantità delle deiezioni prodotte, che oltretutto sono cariche di contaminanti ambientali che si depositano nelle acque di superficie e nelle falde acquifere, con gravi effetti per l’ecosistema, la vita animale e vegetale e la salute umana.

Un unico manzo può produrre in un solo giorno oltre 20 chilogrammi di sterco; un allevamento medio, con 10 000 capi, può produrre fino a un totale di 200 tonnellate di sterco al giorno. Secondo il Worldwatch Institute, solo in Cina vengono prodotte ogni anno 2,7 miliardi di tonnellate di deiezioni animali, una quantità pari a 3,4 volte la quantità di rifiuti solidi prodotti dall’intera popolazione cinese.

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