La Sfattoria Degli Ultimi

In qualche modo spero che, focalizzando l’attenzione delle persone su una brutta situazione che coinvolge etica e coscienza, si possa evitare l’ennesima barbara uccisione di creature innocenti.

Partiamo dall’inizio e facciamo chiarezza. Esistono in Italia dei rifugi per animali da fattoria, salvati dalla macellazione, amministrati da persone di buon cuore che non ricevono nulla dalla gestione degli animali, se non amore e riconoscenza.

Gli animali sottratti a un orribile destino di reclusione, sfruttamento e all’inevitabile brutale uccisione, vivono finalmente liberi e felici. Per la prima volta in vita loro possono correre, curiosare e divertirsi guardando il cielo e brucando l’erba.

I Santuari aprono al pubblico con visite guidate dai volontari per far in modo che le persone prendano confidenza con animali che, nella maggior parte dei casi, hanno visto solo alla TV, magari in qualche spot fuorviante e ingannevole sulla loro presunta felicità negli allevamenti della morte.

E, cosa ancora più importante, queste visite fanno in modo che le persone sviluppino nei riguardi degli animali da fattoria la stessa profonda empatia riservata a cani e gatti.

Perché la vita di ogni singolo animale è unica e straordinaria.

Per questo vorrei indirizzare l’attenzione in particolar modo sulla Sfattoria Degli Ultimi. Un rifugio nei pressi della capitale che ospita 120 animali tra maiali e cinghiali inurbati che non possono essere restituiti alla natura.

Tutti gli animali sono censiti presso la ASL territoriale e, ovviamente, sono registrati come non destinati ad uso alimentare.

Purtroppo, con il diffondersi della peste suina africana, una malattia virale che colpisce i suini domestici e selvatici, la vita di questi animali è in grave pericolo.

Vorrei precisare che la peste suina non è una zoonosi, per cui l’essere umano è completamente immune al virus.

Chiarito che non sussiste alcun pericolo per la salute umana, ci chiediamo perché la ASL territoriale vuole uccidere gli ospiti della Sfattoria.

Precisiamo ulteriormente che i maiali e i cinghiali che scorrazzano liberi e sereni all’interno del rifugio sono sanissimi e sottolineiamo nuovamente: non sono destinati ad uso alimentare.

Sono creature a cui l’impegno e la tenacia di poche volenterose persone ha permesso di vivere nella giusta e doverosa spensieratezza e libertà.

Ci auguriamo che la ASL abbandoni il minaccioso proposito di porre fine alla vita di animali sani e innocui. Evitando di dare il via ad un pericoloso precedente: sterminare creature all’interno di un santuario.

Questo ingiusto atto sanguinoso equivale ad uccidere gatti protetti in un gattile o cani all’interno di un canile.

È moralmente inaccettabile.

È come violare un patto di non belligeranza. È decidere di non salvaguardare la vita preziosissima di animali indifesi che hanno appena ricominciato a fidarsi dell’uomo.

Salviamo gli animali della Sfattoria degli Ultimi, firmiamo la petizione:

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