La sperimentazione animale serve veramente?

La sperimentazione animale serve veramente? Quali sono le ripercussioni sugli animali? Esistono alternative che non li danneggino?

Milioni di animali (topi, ratti, conigli, scimmie, gatti, cani…) in questo preciso istante sono rinchiusi in gabbie sterili nei laboratori di tutto il mondo. Essi vengono abbandonati al loro dolore, al terrore, alla frustrazione e al desiderio di essere liberi.

Quando non vengono torturati, attendono semplicemente la procedura successiva…

Sono sottoposti a un tale stress che, gli animali che non muoiono presto, sviluppano comportamenti nevrotici, come girare in cerchio in maniera incessante, dondolarsi in avanti e indietro, mordersi, o strapparsi il pelo.

Dopo una vita di questo genere, quasi tutti verranno uccisi, quando ritenuti non più utili.

ATTENZIONE: immagini molto forti

"Si sente spesso affermare che "la vivisezione non esiste più": è una bugia. "Vivisezione" non è solo il sezionare la rana viva, o gli esperimenti del passato in cui i cani venivano legati a una tavola e sezionati. Oggi è ben altro. Molto peggio. Secondo il dizionario, "vivisezione" è "qualunque tipo di sperimentazione effettuata su animali di laboratorio che induca alterazioni a livello anatomico o funzionale, come l'esposizione a radiazioni, l'inoculazione di sostanze chimiche, di gas, ecc." E' questo che milioni di animali ogni anno, nel mondo (quasi un milione solo in Italia), subiscono nei laboratori: avvelenamenti con sostanze chimiche, farmaci e ingredienti dei cosmetici compresi, induzione di malattie di ogni genere (cancro, sclerosi multipla, varie imitazioni dell'AIDS, malattie cardiovascolari, ecc.), esperimenti al cervello, esperimenti sul dolore, e molto altro. "

novivisezione.org

Milioni di animali soffrono e muoiono in test, addestramento e altri esperimenti

In Italia, vengono usati in laboratori di ricerca circa 600 mila animali; nell’Unione Europea sono oltre 12 milioni. Tutto ciò avviene per testare farmaci, prodotti chimici, pesticidi, sigarette, detersivi, cosmetici e molto altro.

In Italia sono più di 600 le aziende e i laboratori che detengono animali a scopo di sperimentazione: le regioni con il numero maggiore sono Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Toscana e Veneto.

  • 600 mila gli animali usati nei test ogni anno in Italia (soprattutto topi, ratti, uccelli, roditori, conigli e pesci).
  • 115 milioni di animali usati nei test ogni anno nel mondo.
  • L’80% degli Italiani è contrario alla sperimentazione animale (Rapporto Italia Eurispes 2016).
  • 500 mila euro i fondi stanziati dal governo italiano in tre anni per lo sviluppo di metodi sostitutivi.
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stanziati dal governo in 3 anni per metodi sostitutivi

Agli animali vengono sottoposti test di sostanze chimiche, farmaci, alimenti e cosmetici, nonché a esercizi di “formazione medica”  ed esperimenti medici guidati dalla curiosità nelle università.

Gli animali soffrono e muoiono anche negli esperimenti e nella dissezione di biologia in classe, sebbene sia stato ripetutamente dimostrato che i moderni test che non sono effettuati sugli animali hanno un valore più educativo, fanno risparmiare tempo agli insegnanti e fanno risparmiare denaro alle scuole. 

Ecco alcuni esempi di test sugli animali:

  • forzatura a inalare fumi tossici nei topi e nei ratti;
  • alimentazione forzata di pesticidi nei cani;
  • gocciolamento di sostanze chimiche corrosive negli occhi dei conigli;
  • apertura dell’addome per provocare artificialmente ostruzioni intestinali nei cani.

Più che ricerca scientifica sembra un film horror!

 Nell’immagine potete vedere un gatto al quale è stato impiantato uno strumento nel cranio, allo scopo di determinare in che modo il cervello rileva i suoni.

Una terribile sperimentazione scientifica di un gatto
Esperimento per la “localizzazione del suono”

I risultati della sperimentazione animale

Il metodo di ricerca sugli animali è fallimentare. Ciò viene dimostrato dal basso numero di farmaci che riesce a superare i test su animali (ricerca pre-clinica), l’alto indice di fallimento nei test clinici e le cause di morte o invalidità per cause iatrogene. Il 95% delle nuove molecole che passano ai test clinici (test su umani) fallisce, come sottolinea la stessa FDA nel report “CHALLENGE AND OPPORTUNITY ON THE CRITICAL PATH TO NEW MEDICAL PRODUCTS”.

Molte associazioni di ricerca finanziano gli esperimenti sugli animali.

Le associazioni più famose che finanziano la vivisezione sono:

  • Telethon
  • Trenta Ore per la vita
  • AIRC  –  Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro
  • AISLA  –  Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica
  • AISM  –  Associazione Italiana Sclerosi Multipla
  • ASAMSI onlus –  Associazione per lo Studio delle Atrofie Muscolari Spinali Infantili
  • AILN Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma

Molto probabilmente, anche associazioni più piccole finanziano la ricerca sugli animali, quindi, prima di fare una donazione, bisognerebbe ottenere un documento che dichiari che l’associazione che vogliamo sostenere non finanzia e non ha intenzione di finanziare in futuro, studi su animali.

Bisogna prestare una particolare attenzione anche al 5 per mille. Per non finanziare la vivisezione, è necessario:

  1. Evitare di scegliere le associazioni che appoggiano la ricerca sugli animali;
  2. Evitare di scegliere solo il settore (sanità, ricerca scientifica, volontariato) senza esprimere una specifica preferenza, altrimenti buona parte del nostro 5 per mille andrà inevitabilmente anche a chi appoggia la ricerca animale! Scegliete in maniera responsabile e sicura. Se avete dubbi potete contattarci a info@esserevegan.it o, meglio ancora, info@lav.it

Quali sono le alternative alla sperimentazione animale

Al posto della sperimentazione sugli animali, possono essere utilizzati molti metodi alternativi.

Questi metodi sono più etici, più economici, più veloci e anche più utili per gli esseri umani.

Le iniziali dell’International Center for Alternatives in Research and Education (Centro Internazionale per le Alternative nella Ricerca e nella Didattica) formano l’acronimo I-CARE che in inglese significa “Io ho cura”, “A me importa”. Ciò sottolinea il fatto che tale associazione è contro la sperimentazione animale, perché è contro una scienza che “uccide e provoca sofferenza”.

I-CARE si occupa di:

  • promuovere la ricerca di metodologie scientifiche senza sperimentazione animale, in quanto eticamente e scientificamente inaccettabile;
  • sostenere la ricerca scientifica biomedica, finanziando progetti di ricerca e borse di studio destinate allo sviluppo di tecnologie innovative e al perfezionamento professionale dei ricercatori.

Che cosa pensano gli italiani riguardo la sperimentazione animale

L’84% degli Italiani è contrario alla sperimentazione animale (fonte Eurispes 2016).

Ciò conferma la particolare sensibilità e rispetto nei confronti degli animali da parte del popolo italiano. Siamo in tanti, facciamo sentire la nostra voce!

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