Lo zibetto del caffè e la sua triste storia

In questo articolo vi parleremo dello zibetto del caffè e la sua triste storia.

Lo zibetto del caffè è un animale che vive nel sud-est asiatico, nei dintorni delle piantagioni di caffè.

In italiano viene anche chiamato civetta delle palme, che è la traduzione errata del termine “civet”, zibetto.

Lo zibetto del caffè, o delle palme, è un mammifero della famiglia dei Viverridi che vive sugli alberi. Esso si sposta di notte, è principalmente frugivoro, ma talvolta si nutre anche di piccoli roditori e insetti.

Può raggiungere il mezzo metro di lunghezza e i tre chili di peso.

"Il colore del corpo dello zibetto è grigiastro, con il muso, le orecchie, gli arti e la parte distale della coda nerastri. È presente una maschera facciale, composta da una piccola macchia biancastra sotto ogni occhio e una più grande al disopra, un'altra ai lati di ogni narice e una sottile striscia scura che parte tra gli occhi e attraversa tutto il muso. Sul dorso sono presenti tre serie longitudinali di macchie nere indistinte, che partono dalle spalle e raggiungono la base della coda. Sui fianchi inoltre sono visibili delle macchie scure più nitide, disposte anch'esse in linea".

Fonte: Wikipedia

Cosa narra la storia

Ed eccoci qui, a narrare la sua triste storia.

Si racconta che, circa due secoli fa, quando l’Indonesia era una colonia olandese, agli abitanti di Sumatra e di Giava, era vietato prepararsi la bevanda derivante dalle bacche raccolte dalle piante di caffè.

Gli indigeni si accorsero che gli zibetti delle palme andavano a mangiare le bacche nelle piantagioni di caffè. Dopo averle mangiate, essi le defecavano intatte, pertanto gli indigeni decisero di usare queste bacche per prepararsi una bevanda.

Come possiamo comprendere, questo è stato un escamotage che ha fatto sì che le persone potessero ottenere qualcosa che desideravano nella maniera più semplice possibile (anche se disgustosa), aggirando un divieto.

Purtroppo, l’uomo è diabolico e nel tempo ha fatto diventare questa strana soluzione un vero e proprio business.

Prima, qualche coltivatore iniziò a sfruttare gli zibetti per mettere in commercio le bacche da loro defecate dopo averle raccolte, pulite e tostate.

In seguito, grazie all’aumento del turismo in Indonesia, nel 1991, un commerciante di nome Tony Wild  importò in Inghilterra il Kopi Luwak: questo è il nome del caffè prodotto dalle bacche defecate dallo zibellino (kopi= caffè e luwak= zibetto delle palme). Questo ha determinato la crescita della domanda del prodotto.

Lo sfruttamento dello Zibetto

Ma, esattamente, che cosa rende così “speciale” questo caffè?

Le bacche ingerite dallo zibellino vengono parzialmente digerite e poi espulse. Gli enzimi digestivi dell’animale intaccano la parte esterna della bacca modificano la struttura di quelle proteine che determinano l’acidità del caffè, facendo sì che sparisca il gusto amarognolo.

Secondo alcuni estimatori, il caffè di zibetto diventa “corposo” e “cioccolatoso”.

Secondo alcuni critici, invece, il kopi luwak in realtà non ha alcuna caratteristica particolare e l’interesse verso di esso è dovuto al prezzo ed al particolare metodo di “produzione”.

Infatti, questo caffè viene venduto più o meno a 900 euro al chilo, circa 15 euro a tazza.

Decisamente tanto per un caffè defecato!

Il caffè defecato dagli Zibetti - Kopi Luwak
Kopi Luwak il caffè defecato dallo Zibetto

L'allevamento dello Zibetto del caffè

Purtroppo, l’interesse per questo caffè, che ha un processo di creazione davvero disgustoso, ha portato allo sfruttamento e alla sofferenza per i poveri zibetti.

In Indonesia, nelle Filippine, a Timor Est e in Vietnam, gli zibetti vengono catturati, imprigionati e alimentati forzatamente in maniera esclusiva con chicchi di caffè (ricordiamo che in natura mangiano frutta, bacche e piccoli animali).

Come per tutti gli animali d’allevamento costretti in spazi limitati, essi hanno alti livelli di stress e un grave stato di denutrizione. Ciò causa problemi di salute fisica e comportamentale.

In genere, vengono poi liberati dopo anni di sfruttamento, ma spesso non sopravvivono.

«Le condizioni sono terribili, proprio come quelle dei polli in batteria. Gli animali impazziscono in gabbia, arrivano a perdere il pelo. Il pubblico deve sapere che decine di migliaia di zibetti sono tenuti così. Se lo sapessero lascerebbero perdere il caffè»

Chris Shepherd della ong Traffic South-East Asia

Dovete sapere che la maggior parte del caffè spacciato per Kopi Luwak in commercio non è altro che un falso, pertanto, spesso, gli acquirenti vengono truffati.

In commercio esistono però dei caffè dal sapore quasi identico a quello del Kopi Luwak, senza essere spacciati per esso, che vengono realizzati con fermentazioni ed aromi che non si servono dell’intestino degli zibetti.

Comunque, che siano veri e propri “prodotti” defecati dagli zibetti, oppure delle imitazioni, è bene starne molto alla larga, per non rischiare di alimentare l’ennesima industria di sfruttamento animale.

Ancora una volta, come per il foie gras, le uova, il latte e tutto ciò che si nasconde dietro l’industria della carne, il responsabile è sempre uno: IL CONSUMATORE.

Ricordate bene questo nome: Kopi Luwak.

Statene alla larga e non siate complici di quest’orrore.

Perché adesso sapete!

Anna Cento

Anna Cento

il mio obiettivo nell’essere vegan è arrivare ad un mondo più EVOLUTO che SMETTA di avvalersi del contributo animale per il suo sostentamento.

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