Orsi della luna ed estrazione della bile: una sofferenza inimmaginabile

La storia di Xuan e Mo, due orsi della luna che hanno subito una sofferenze inimmaginabile a causa dell’estrazione della bile.

Che tipo di animale è l’orso della luna

Gli orsi tibetani, detti anche “orsi della luna” sono così chiamati per la presenza sul loro manto di una mezzaluna di pelliccia più chiara sul petto.

Sappiamo che tutti gli animali hanno grandi doti che li contraddistingue e gli orsi non fanno eccezione: buona mira, udito e olfatto molto superiori a quelli dell’uomo, capacità di riflessione e concentrazione, solo per dirne alcuni.

Tutte le varietà di orso sono molto intelligenti e hanno numerose capacità che permettono loro di affrontare le sfide che un ambiente complesso implica in termini di stimoli sensoriali che devono essere colti, comprensione e scelta dei comportamenti da mettere in atto minuto per minuto.

Ovviamente, se tenuti in prigionia, se sfruttati e torturati, lo stress e il dolore non permettono loro minimamente  di esprimersi e comportarsi allo stesso modo di quando sono in condizioni di libertà.

La storia di Xuan e Mo

Il loro calvario è iniziato già in giovane età, quando furono catturati e la loro madre uccisa, per essere poi rinchiusi al buio in un seminterrato di un negozio di Son La (provincia del Vietnam).

Hanno vissuto imprigionati in piccole gabbie e costretti a mantenere posture che hanno negli anni portato considerevoli danni all’apparato muscolare e scheletrico, in un locale totalmente privo di igiene.

Ma quanto sopra è niente in confronto alla “pratica” dell’estrazione della bile che Xuan, Mo e tutti gli altri orsi prigionieri hanno dovuto subire.

Come avviene la terribile pratica dell’estrazione della bile

La bile dell’orso viene estratta con un trattamento molto crudele, che consiste nell’estrarre il liquido attraverso un catetere fisso impiantato nella cistifellea.

La sofferenza dei poveri orsi e inimmaginabile, molti di loro impazziscono per il dolore: rinchiusi in piccole gabbie cercano invano di liberarsi dal catetere e non riuscendoci sbattono violentemente la testa contro le sbarre.  

Per evitare che gli orsi si strappino il catetere, viene usata una sorta di pettorina studiata per comprimere l’addome dell’animale, che ha uncini metallici che si conficcano nel collo, al fine d’impedire qualsiasi movimento del capo, e stringhe di metallo per limitare il movimento degli arti.

I più “fortunati” riescono a morire, ma nella maggior parte dei casi vengono messi in condizione di non potersi fare del male, così da poterli torturare anche per 15-20 anni.

Altro modo per non far sì che si feriscano è quello di limar loro i denti ed estrarre gli artigli, come è accaduto ai poveri Xuan e Mo.

Come viene usata la bile d’orso

La bile d’orso contiene un principio attivo, noto come acido ursodeossicolico (UDCA), che viene impiegato in diversi modi:

  • come ingrediente principale di vini, shampoo e bevande;
  • per la riduzione della febbre;
  • contro le infiammazioni;
  • come protettivo sul fegato ed eliminazione dei calcoli biliari;
  • per migliorare la vista;
  • contro il coronavirus: trattasi di iniezioni di “Tan Re Qing” consigliati nei casi più gravi e critici. La National Health Commission della Cina ha autorizzato con un documento del 3 marzo 2020 le  iniezioni di un trattamento di medicina tradizionale che contiene la bile d’orso per trattare la polmonite virale.

Oggi, nei paesi asiatici (Cina e Vietnam in primis), la produzione di acido ursodeossicolico è un grande business che genera circa 2 milioni di dollari l’anno.

La bile d’orso è molto ambita per le sue presunte proprietà medicinali: c’è la convinzione che curi il cancro, i disturbi del fegato, riduca febbre e infiammazioni delle articolazioni; pare addirittura che, mescolata con riso o vodka, si ottenga un “cocktail” sano.

Clifford Steer, professore all’Università del Minnesota a Minneapolis, ha studiato i benefici medicali dell’acido ursodesossicolico. Non ha riscontrato alcuna prova che la bile di orso sia un trattamento efficace per il nuovo coronavirus.

Numeri e conseguenze

Tutt’oggi ci sono più di 10 mila orsi in gabbia tra Cina e Vietnam, solo qui sono morti 600 esemplari, a causa di tumori, infezioni, insufficienza cardiaca o peritonite.

Numeri di certo non paragonabili agli anni ’70 quando, per via del rischio d’estinzione, fu proibita la caccia nelle grandi foreste del continente asiatico e gli orsi della luna diventarono specie protetta.

Ma l’uomo folle escogitò nuovi modi per sfruttare l’orso, così iniziarono a nascere le “ fattorie della bile”, posti poco conosciuti, dove si potesse perpetrare l’orrenda pratica.

Nel 1993 una coraggiosa signora inglese, attivista per i diritti degli animali, Jill Robinson, si batté e denunciò su larga scala tutto ciò che avveniva in questi luoghi. Nel 1995 riuscì a liberare i primi esemplari e nel 1998 fondò l’Animals Asia Foundation (AAF), creando delle oasi in Cina e Vietnam dove gli orsi liberati potessero vivere i restanti anni della loro vita.

Purtroppo, ancora oggi non esiste una presa di posizione ufficiale governativa ampia e, quindi, queste “fattorie” degli orrori continuano la loro opera in alcune zone dell’Asia, disturbate solamente dagli interventi e dalle missioni di liberazione delle associazioni animaliste.

La liberazione di Xuan e Mo

Xuan e Mo, grazie a un’operazione di salvataggio di Four Paws International, avvenuta il 23 marzo scorso, sono stati finalmente liberati.

Hanno ricevuto immediate visite veterinarie che hanno mostrato i numerosi problemi di salute dei due orsi:  denti consumati,  corpi pieni di ferite, esaurimento fisico e  gravi malattie al fegato e alla cistifellea, dovute senza dubbio ai processi di estrazione della bile.

Dalle ultime informazioni, sembra che il loro processo di guarigione stia andando bene e dopo un inferno di quasi 20 anni, vivranno per il resto della loro vita in un santuario.

"Nelle oasi abbiamo equipe di specialisti in vari campi. In genere, il primo intervento a cui vengono sottoposti gli animali è l'asportazione della cistifellea, perché irrimediabilmente compromessa. Poi ci sono le infezioni, le malattie, le mutilazioni... Abbiamo anche una equipe di psicologi per aiutare gli esemplari più instabili. Ma l'aspetto peggiore di queste pratiche disumane è che non c'è una vera necessità, neppure tenendo conto della "tradizione": ci sono infatti 54 opzioni alternative, erboristiche e di sintesi, che possono sostituire la bile nella produzione degli stessi prodotti."

Antonello Palla - Sezione italiana dell'AAF

Le pandemie

A parte l’ironia della promozione di un prodotto derivato dalla fauna selvatica per il trattamento di una malattia che la comunità scientifica ha concluso in maniera schiacciante originata nella fauna selvatica, la continua promozione dell’uso di animali minacciati in medicina è enormemente irresponsabile in un’era di perdita di biodiversità senza precedenti, tra cui parte di un sistema illegale e commercio insostenibile.

"Tutti gli allevamenti presentano rischi per la salute, indipendentemente dal fatto che gli animali vengano allevati per carne o medicine tradizionali. In entrambi i casi, centinaia di animali selvatici vivono stipati insieme, nella sporcizia, e spesso accanto alle carcasse dei loro simili che non ce l’hanno fatta.” 

Aron White, EIA Wildlife Campaigner e China Specialist.

I documentari delle orrende pratiche (ATTENZIONE: immagini forti)

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