Pesca e urla silenziose di esseri senzienti

Pesca e urla silenziose di esseri senzienti: è così che vogliamo iniziare a scrivere questo articolo. Urla silenziose e grande sofferenza per gli esseri senzienti che abitano i nostri mari.

L’uomo sta modificando in maniera sempre più pesante l’ecosistema di cui fa parte e non si rende conto che da ciò dipende anche la propria sopravvivenza.

Vi scarichiamo i nostri rifiuti perché pensiamo che sia abbastanza grande da far sì che quello che facciamo non possa essere notato da nessuno. Prendiamo tutto quello che vogliamo perché pensiamo che l’oceano sia una fonte infinita di pesce.

Pensiamo forse che le acque si auto-rigenerino e che i pesci non si esauriscano mai?

La richiesta di pesce è ormai talmente grande da non fermarci davanti a nulla, pur di ottenere tutto ciò che desideriamo: la distruzione degli ecosistemi e l’estinzione di molte specie è il prezzo che le acque stanno pagando per la nostra ingordigia.

I pesci vengono considerati animali ancora più inferiori di quelli rinchiusi negli allevamenti terrestri: le specie vengono chiamate “stock” e la pesca di questi esseri viventi viene descritta come “raccolta”.

Non ci rendiamo conto di quanto tutto ciò sia lontano dalla natura, di quanto orrore e dolore stiamo causando…

Pensiamo sia necessario far conoscere come realmente stanno le cose, perché le grandi multinazionali che vivono su questa grande sofferenza di certo non lo dicono, anzi, fanno in modo che tutto l’orrore sia sempre più lontano dai nostri occhi e dal nostro cuore.

ALLEVAMENTI INTENSIVI O ACQUACOLTURA

I pesci da allevamento vengono fatti crescere in impianti di acquacoltura, l’equivalente degli allevamenti intensivi degli animali terrestri.
I pesci trascorrono dai 16 ai 22 mesi in questi impianti dove avvengono le varie fasi della loro vita e, al termine della fase dell’ingrasso, raggiungono il peso commerciali di 300-500 g che permette di passare alla grande distribuzione.

Questi impianti contengono decine di migliaia di pesci stipati in recinti sovraffollati, pieni di parassiti e malattie. Qui i pesci sono costretti a vivere ammassati in condizioni di stress cronico, cosa che ha conseguenze nocive per la loro salute.

Questo genere di strutture può essere completamente artificiale, in grandi vasche a terra, o in aree circoscritte del mare, dei laghi o dei fiumi. Ai pesci d’allevamento vengono somministrati antibiotici, pesticidi e ormoni, per far sì che crescano in fretta e privi di malattie.

Gli antibiotici sono usati per curare il pesce malato a causa di batteri e parassiti che si sviluppano grazie al sovraffollamento e all’acqua malsana. Ma, come avviene anche negli allevamenti intensivi di galline, maiali, mucche e tutti gli animali “da reddito”, gli antibiotici vengono somministrati anche al pesce sano. Perché? Semplice. Perché, vivendo negli stessi spazi, è impossibile circoscrivere il trattamento ai soli pesci malati.

Ciò che vogliono farci credere con gli spot pubblicitari, non è la realtà: i pesci vengono allevati in condizioni pessime.

Se le condizioni infernali in cui vivono i pesci non interessano, potrebbe però interessare ciò che viene loro somministrato, in quanto tutto questo finisce nel piatto!

Secondo uno studio del 2017 effettuato in Australia, Norvegia, Cile, Scozia e Canada negli allevamenti di salmoni, circa la metà è sorda a causa dello stress dovuto ai ritmi di vita accelerati, che deformano i ricettori uditivi.

Frequentemente, i pesci fuggono dagli allevamenti e ciò rappresenta un pericolo, perché gli esemplari fuggiti potrebbero essere malati e contagiare quelli selvatici. Oppure potrebbero accoppiarsi con gli animali in libertà, modificando il corredo genetico e provocando disastri ecologici.

PESCA INDUSTRIALIZZATA

Il 55% degli oceani del mondo viene sfruttato dalla pesca industriale e la superficie sulla quale essa opera è 4 volte maggiore rispetto a quella dei terreni agricoli in tutto il Pianeta.

Questi sono dati forniti dalla piattaforma interattiva Global Fishing Watch, creata da Google, Skytruth e Oceana e sostenuta anche dalla  Leonardo Di Caprio Foundation.

Oggigiorno i capitani delle navi da pesca sorvegliano i pesci grazie ad apparecchiature elettroniche che li aiuta a comprendere quando poter catturare interi banchi. Quando una parte del pesce sfugge, viene effettuata una nuova rilevazione e si cattura anche il gruppo che era riuscito a scampare al primo raid.

Abbiamo parlato di “raid”, proprio perché alla pesca vengono applicate le tecnologie militari. Radar, ecoscandagli (strumenti usati per misurare la profondità del mare, un tempo utilizzati per localizzare i sottomarini nemici), sistemi di navigazione elettronici sviluppati dalla marina militare e anche i GPS satellitari, che danno la possibilità di seguire gli spostamenti dei pesci.

Gli oceani sono disseminati di FAD (Fishing Agregating Device =dispositivi di concentrazione dei pesci), cioè sistemi galleggianti dove i pesci si riuniscono: grazie ai GPS, i pescherecci riescono a sapere quanto pesce c’è a disposizione in quel punto.

La pesca industrializzata si serve oggi di diversi metodi di pesca, volti a catturare una grande quantità di pesci.

Il metodo più comune è quello con reti a strascico che causa danni importanti sui fondali marini.

Le reti a strascico distruggono o asportano tutto ciò trovano: pesci, invertebrati, coralli, alghe, posidonie, ecc. lasciando un ambiente deturpato.

Vengono utilizzate grandi imbarcazioni che, allontanandosi moltissimo dalla costa e rimanendo in mare per considerevoli periodi di tempo, possono raggiungere mari più ricchi di pesci e pescare in grandi quantità.

Queste navi possono superano i 140 m di lunghezza e possono catturare fino a 250 tonnellate di pesce al giorno.

Alcune navi utilizzano un sistema di pesca chiamato longlining che permette loro di srotolare fino a 92 km di reti, ognuna con centinaia di migliaia di ami innescati.

Un altro metodo di pesca è quello con le reti da posta, che vanno da 100 m fino a 13 km di lunghezza e che creano enormi “muri” di reti nei quali i pesci si imbattono perché non riescono a vederle.

Su molte di queste grandi navi vi sono impianti di lavorazione del pesce, di surgelamento e di inscatolamento, in modo da poter lavorare immediatamente il pesce e poterlo conservare, senza dover rientrare sulla terraferma.

EFFETTI COLLATERLI DELLA PESCA INTENSIVA

La pesca intensiva ha, tra gli effetti collaterali, il bycatch, o cattura accidentale, con conseguente scarto di pesca.

Il bycatch non è nient’altro che la pesca non intenzionale di specie non utili per l’alimentazione o non “interessanti” per quella specifica imbarcazione (e multinazionale alla quale appartiene).

Secondo l’organizzazione Oceana, lo scarto annuo della pesca costituirebbe circa il 40% delle catture mondiali.

Tra le vittime del bycatch, vi sono balene, delfini, foche, tartarughe, razze, pesci spada e squali, tutti animali che rimangono intrappolati nelle reti che hanno lo scopo di prelevare altre specie.

La FAO stima che, ogni 100 grammi di pescato “utile”, vi siano 500 grammi di catture accidentali. Più dettagliatamente, la FAO sostiene che, ogni 100 grammi di gamberetti, sono pescate e scartate ben 2 kg di creature marine.

Entro il 2048 nei mari e negli oceani potrebbero non esserci più tutte le specie marine che conosciamo.

Quale ne è la causa? La pesca eccessiva, che non lascia il tempo alle specie di riprodursi in maniera tale da sostituire gli individui pescati. Questo porta progressivamente all’estinzione delle specie.

Il numero di pesci uccisi ogni anno è talmente alto che viene misurato in base al peso, non agli individui.

INQUINAMENTO DA PLASTICA

Secondo un rapporto di Greenpeace del 2019, la pesca industriale è la causa principale dell’inquinamento di plastica in mare: vengono persi o abbandonati quantità non misurabili di attrezzi da pesca.

La pesca è colpevole dell’inquinamento dei mari e degli oceani in maniera decisamente più importante, rispetto alle cannucce e alle bottiglie di plastica. 

“Più di 640.000 tonnellate di reti, lenze, pentole e trappole utilizzate nella pesca commerciale vengono scaricate e gettate in mare ogni anno, lo stesso peso di 55.000 autobus a due piani.”

Greenpeace

LE URLA SILENZIOSE DEI PESCI

Immaginate all’improvviso di non riuscire più a respirare, di cercare invano aria e di non riuscire a trovarla. Potete immaginare la sofferenza e la paura che potreste provare? Questo è ciò che succede ai pesci quando vengono tirati fuori dall’acqua.

Alcuni pesci, non appena vengono portati in superficie direttamente dalle profondità marine, muoiono a causa dell’esplosione degli organi interni dovuta alla decompressione.

Quelli che non muoiono a causa della decompressione, vengono semplicemente abbandonati ad agonizzare e morire di asfissia, sia sui pescherecci che negli allevamenti.

Vengono lasciati a morire nelle reti, o sui ponti delle navi o sul ghiaccio delle cassette per il trasporto… una pratica terribile che provoca loro un incredibile dolore che si può protrarre per molte ore.

Prima di morire vivono uno stato di profonda angoscia e si muovono freneticamente mentre cercano invano di tornare in acqua. Alcuni muoiono perché esausti a causa dello stress derivante dai tentativi di sfuggire alle reti (questo avviene, in particolare, nella pesca a strascico).

I pesci sono gli ultimi, nessun tipo di protezione per essi. Non sono previste nemmeno le norme minime durante la fase di macellazione, come per esempio l’obbligo di stordimento.

Inoltre, alcuni pesci sono ancora vivi quando raggiungono i consumatori e alcuni di loro, come le aragoste o i granchi, vengono cucinati vivi. In alcuni casi, i pesci e gli altri animali marini vengono perfino mangiati mentre sono ancora vivi e pienamente coscienti.

A causa della decompressione a molti pesci scoppiano gli organi
L'immagine mostra un pesce al quale sono esplosi gli organi a causa della decompressione

COSA TI HANNO FATTO CREDERE

  • Ti hanno fatto credere che sono animali non senzienti.
  • Ti hanno fatto credere che non provano emozioni.
  • Ti hanno fatto credere che non provano dolore.
  • Te l’hanno fatto credere, così che sia più facile cibarsene senza sentirsi in colpa.

LA VERITÀ È QUESTA:

  • I pesci costruiscono nidi complessi
  • Stringono relazioni monogame
  • Cacciano in cooperazione con altre specie
  • Si riconoscono a vicenda come individui (e tengono traccia di chi è affidabile e chi no)
  • Comunicano con il linguaggio del corpo
  • Sono in grado di riconoscersi allo specchio
  • Prendono decisioni individuali
  • Tengono in conto il prestigio sociale e competono per le posizioni migliori
  • Usano «strategie machiavelliche di manipolazione, punizione e riconciliazione»
  • Hanno una significativa memoria a lungo termine
  • Ritrovano la loro strada perfino a una distanza superiore a 20 km
  • Sono abili a trasmettersi le conoscenze all’interno di un gruppo sociale
  • Sono capaci di costruire strutture complesse e di usare utensili
  • Sanno passare le informazioni da una generazione all’altra
  • Sono in grado di discernere tra diversi generi musicali
  • Alcuni di essi, durante l’alta marea, sono in grado di organizzare mappe mentali del loro territorio da poter sfruttare quando la marea si abbassa.

"Benché gli scienziati non possano fornire risposte definitive sul livello di consapevolezza dei vertebrati non umani, le dimostrazioni estese della raffinatezza comportamentale e cognitiva e della percezione del dolore suggeriscono l'opportunità di assicurare ai pesci gli stessi livelli di protezione di tutti gli altri vertebrati. "Dovremmo includere i pesci nella nostra 'cerchia morale' e assicurare loro la protezione che meritano"

Culum Brown del dipartimento di scienze biologiche dell'Università Macquarie di Sydney

Il fatto che non parlino, non ci dà il diritto di pensare o credere che non siano intelligenti.
I pesci sono esseri senzienti, emotivi, socialmente complessi e dotati di comportamenti estremamente raffinati e affascinanti.

È giunto il momento di pensare in maniera diversa ai pesci e di rivalutare come questi vengono trattati.

Il modo più semplice per farlo è smettere di mangiarli e lasciarci meravigliare dalla bellezza della vita che scorre sotto il pelo dell’acqua.

Lasciali fuori dal tuo piatto. Scegli la VITA!

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