Pulcino di papà

Pulcino di papà è un dialogo tra padre e figlio sulla precarietà e l’estrema difficoltà della vita dei colombi di città. Creature dalla spiccata intelligenza e incredibile docilità ingiustamente odiate e maltrattate.


Il piccione osservava preoccupato i primi tentativi di volo del suo pulcino. Era così piccolo e goffo, eppure ci metteva l’anima. “Papà, guarda come atterro”, strillò lui mentre cadde sul sedere.
“Se non plani sulle zampe, non ti resterà una sola piuma in quel culo”, rispose il padre ridacchiando.

Il pulcino, che non era di certo un piagnucolone, si impegnò nella pratica fino a quando non riuscì a spiccare il volo e ad atterrare in piedi.
“Bravo campione”, lo incitò il padre soddisfatto.

“Vieni qui da me”, gli disse il padre e il piccolo si accovacciò ai suoi piedi.
“Sono stanco”, si giustificò sbadigliando.
“Ascolta amore mio, ormai sei grande e tra poco volerai da solo”, il pulcino annuì. “Quando sarai solo dovrai fare attenzione a tante cose. Il mondo è un posto pericoloso e ostile per noi piccioni.” Il piccioncino si mise in ascolto con grande interesse.

“Prima di tutto stai lontano dagli uomini, sono pericolosi e traditori. Non ti fidare mai di loro. Non entrare nelle loro case, non ti avvicinare troppo ai loro negozi. Ho assistito personalmente a diverse aggressioni degli umani nei nostri confronti.
“Raccontami papà.”
“Sono cose troppo spaventose.”
“Le voglio sapere lo stesso”,
insistette il piccolo.

“Un giorno, un piccione che si aggirava tra i tavolini all’aperto di un bar, venne preso a scopate dal barista.”
“E gli fece tanto male?”
, chiese il pulcino trattenendo il fiato.
“Gli fece esplodere un occhio e gli ruppe un ala e una zampa.”
“Perché papà, perché?”
, chiese il piccolo inorridito.

“Perché gli umani dicono che siamo sporchi.”
“Ma io mi lavo tutti i giorni.”
“Ci laviamo più di loro ma detestano le nostre cacche.”
“Oh…e dove le dovremmo fare se non in terra?”

“Fai attenzione quando attraverserai la strada perché gli umani ti investiranno con le loro macchine infernali. Non si fermeranno mai per farti attraversare. Non vogliono perdere tempo dietro ad un piccione. Con noi non sono nè gentili, nè attenti. Preferiscono ucciderci.”
Il pulcino restò senza parole, gli occhi sgranati dal terrore.

“Fai grande attenzione quando ti poserai sui loro davanzali, perché spesso gli esseri “umani” vi mettono degli spilloni di metallo, per infilzarci da parte a parte.”
“No!”
, strillò il piccolo.
“Ma perché sono così crudeli?”
“Perché ci odiano. Dicono, tra le altre cose, che portiamo malattie.”
“Papà, tu sai se qualche uomo è mai morto a causa nostra?”
“Muoiono per le sigarette che si fumano e le schifezze che mangiano, non certo a causa nostra.”
“Ma che malattie pensano che gli trasmettiamo?”
“Nessuna. La salmonella la prendono dalle uova delle galline.”
“Eccerto, escono dal culo”
, ridacchiò il piccolo.

“Fai attenzione ai cani, anche a quelli al guinzaglio, perché potrebbero ucciderti.”
“Li hanno addestrati gli umani a farlo?”
“Certo, li portano a caccia.”
“Perché papà?”
“Perché gli uomini si divertono ad uccidere animali d’ogni specie fino a portarli all’estizione.”
“Ma è terribile.”

“Fai molta attenzione anche ai gatti degli umani.”
“Portano anche loro a caccia?”
“No. Quelli cacciano da soli. Ma gli umani li lasciano uscire senza mettere i giardini in sicurezza.”
“Cosa vuol dire in sicurezza?”
“I gatti devono essere messi dentro un recinto, una specie di grande gabbia, in modo che non possano uccidere gli altri animali che vivono in giardino. “
“Come noi?”
“Certo e come tutti gli altri uccelli, le lucertole, i topi, le bisce.”
“E perché gli umani non lo fanno papà?”
“Perché non gli interessa se i loro gatti ci uccidono.”

“Ma gli umani non hanno proprio cuore per nessuno.”
“Già, figlio mio. E addirittura li ho visti scattare foto al loro gatto mentre tiene un uccellino tra i denti. E le mostrano pure agli amici tra grasse risate.”
“Sono davvero cattivi papà.”
“Molto cattivi. Per loro cani e gatti sono creature speciali e tutti gli altri animali, compresi gli uccelli, creature inferiori. La cui vita non vale nulla.
“Ha più valore il sadico divertimento dei loro gatti che la nostra vita”
, affermò il pulcino sconvolto.

“Noi purtroppo siamo considerati nullità. Eppure abbiamo servito l’umanità più dei loro amici felini.
Abbiamo combattuto in guerra insieme a loro.
Abbiamo attraversato il fuoco nemico, rimettendoci spesso anche la vita, per consegnare i loro messaggi.
Abbiamo salvato naufraghi in mare, grazie alla nostra eccezionale vista.
E ancora li serviamo.

Pensa, figlio mio, che ci usano anche in medicina. Nella diagnostica.
“E come papà?”
“Gli umani hanno addestrato dei piccioni radiologi…” “Ohhh!”,
fece il piccolo. “A questi piccioni, i medici umani, mostrano delle lastre e loro sono in grado di individuare, a prima vista, qualsiasi brutta malattia affligga il paziente. Più alla svelta e con maggior precisione degli specialisti umani. Riuscendo anche a capire se sono malattie benigne oppure no.”
“Oh…papà…che bravi.”
“Già, eppure continuano a ucciderci e disprezzarci.”

“E poi ci sono i piccioni viaggiatori…”, il colombo continuò ad elencare al figlio le incredibili doti e le eccezionali imprese portate a termine dalla loro straordinaria razza fino a quando il pulcino non si appisolò.
-Vorrei tanto riuscire a proteggerti…ma non ci riuscirò ancora per molto- pensò il piccione osservando suo figlio riposare accovacciato al sole. Le sue piume argentate, sotto la luce, brillavano come stelle nel firmamento.
Il piccione scacciò i brutti pensieri e si accovacciò vicino a lui, vegliandolo fino al risveglio.

– Melania Corradini

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