Dopo più di sessant’anni di attività a Blue Mounds, nel Wisconsin, Ridglan Farms chiude e oltre 2.000 Beagle sono liberi, mentre la storica struttura, che per decenni ha allevato cani destinati alla ricerca scientifica, chiude definitivamente i suoi cancelli.
Per capire il significato di questa notizia bisogna però fare un passo indietro. Ridglan Farms non era un normale allevamento di cani: la sua attività era legata alla riproduzione di Beagle destinati alla ricerca biomedica. Per generazioni, questi animali sono nati all’interno di una struttura nella quale il loro destino era stabilito ancora prima di venire al mondo.
La chiusura rappresenta quindi un passaggio importante non soltanto per i cani che hanno lasciato l’allevamento, ma anche per il dibattito sul rapporto tra sperimentazione animale, ricerca scientifica e sviluppo di metodi alternativi.
Una storia lunga oltre mezzo secolo
Ridglan Farms si trovava nella contea di Dane, in Wisconsin, e per decenni ha allevato principalmente Beagle destinati a essere utilizzati nella ricerca.
Questa razza viene frequentemente impiegata negli studi scientifici per diverse ragioni, tra cui le dimensioni relativamente contenute, la facilità di gestione e alcune caratteristiche fisiologiche che ne hanno favorito l’utilizzo nei laboratori.
Nel corso degli anni, i cani provenienti da Ridglan Farms sono stati destinati a strutture di ricerca negli Stati Uniti. L’allevamento faceva quindi parte di una filiera molto più ampia, nella quale gli animali venivano fatti nascere e crescere con una finalità precisa, ed è proprio questo aspetto a rendere particolarmente significativa la chiusura della struttura. Non si tratta semplicemente della cessazione di un’attività commerciale, ma della fine di un sistema nel quale migliaia di animali venivano allevati con l’obiettivo di essere successivamente utilizzati nella ricerca.

Le accuse e le indagini
Negli ultimi anni Ridglan Farms è finita al centro di una crescente attenzione da parte delle organizzazioni animaliste e delle autorità.
Nel 2024 alcune persone che avevano lavorato nella struttura hanno denunciato presunte pratiche che avrebbero causato sofferenza ai cani. Tra le contestazioni sono emerse anche accuse relative a procedure veterinarie eseguite in condizioni estremamente gravi e lesive per il benessere degli animali.
Ridglan Farms ha sempre respinto le accuse più gravi, sostenendo che le ispezioni effettuate negli anni non avessero confermato episodi di maltrattamento sistematico. Tuttavia, le dichiarazioni della struttura non hanno cancellato gli elementi emersi nel corso delle indagini: nel gennaio 2025, un giudice della contea di Dane ha infatti ritenuto che vi fossero sufficienti elementi per ipotizzare la commissione di reati legati alla crudeltà verso gli animali.
In seguito, il procuratore speciale incaricato del caso ha deciso di non procedere con accuse penali, raggiungendo invece un accordo con Ridglan Farms che prevedeva la rinuncia alla licenza necessaria per proseguire l’attività e la conseguente chiusura dell’allevamento. La conclusione della vicenda giudiziaria non ha però fermato la mobilitazione per gli animali presenti nella struttura.
La mobilitazione per salvare i Beagle
Nel 2026 la situazione ha suscitato ancora maggiore interesse da parte dell’opinione pubblica. A marzo, alcuni attivisti sono riusciti a portare via dalla struttura un gruppo di cuccioli e, successivamente, il 18 aprile, centinaia di persone si sono riunite davanti a Ridglan Farms per chiedere la liberazione dei cani. La protesta ha ricevuto ampia copertura da parte dei media nazionali e ha portato anche a momenti di forte tensione con le forze dell’ordine. Parallelamente alle manifestazioni, però, si stava facendo strada una soluzione concreta per gli animali.
La Humane Animal Welfare Society ha preso in carico i primi 24 Beagle, avviandoli al percorso che li porterà verso una nuova famiglia.
Alla fine di aprile, Big Dog Ranch Rescue e Center for a Humane Economy hanno raggiunto un accordo per acquisire circa 1.500 Beagle ancora presenti a Ridglan Farms.
L’obiettivo era quello di sottrarli definitivamente alla destinazione originaria e avviarli verso una nuova vita. I cani sarebbero stati trasferiti in diverse strutture, sottoposti a controlli veterinari e preparati gradualmente all’adozione.
È stata un’operazione complessa, che ha richiesto la collaborazione di associazioni, veterinari, volontari e famiglie disponibili ad accogliere gli animali.
Dall’allevamento alla vita in famiglia
Per molti dei Beagle liberati, il trasferimento non ha rappresentato semplicemente uno spostamento fisico, ma ha significato imparare a vivere in un ambiente completamente nuovo.
Un cane che ha trascorso la propria vita in un allevamento destinato alla ricerca può non sapere cosa significhi vivere in una casa. Può avere difficoltà a camminare al guinzaglio, salire su un’automobile, affrontare rumori domestici o relazionarsi con persone sconosciute.
Anche le esperienze più semplici possono diventare nuove scoperte, per questo, dopo il salvataggio, i Beagle hanno bisogno di tempo per abituarsi alla nuova realtà e, prima dell’adozione, vengono sottoposti a controlli veterinari, vaccinazioni e valutazioni comportamentali, mentre i volontari lavorano sulla loro socializzazione, aiutandoli gradualmente a prendere confidenza con gli esseri umani e con gli ambienti domestici.
Le testimonianze di chi li ha incontrati dopo il trasferimento hanno raccontato di animali spesso curiosi e desiderosi di entrare in contatto con le persone.
È forse questo uno degli aspetti più emozionanti dell’intera vicenda: animali nati per essere destinati alla ricerca stanno scoprendo una realtà nella quale possono finalmente essere semplicemente cani.
Gli ultimi 155 hanno lasciato Ridglan Farms
Il 12 agosto 2026, gli ultimi 155 Beagle hanno lasciato definitivamente la struttura. Tra loro c’erano 14 cani adulti e 141 cuccioli, trasferiti in strutture specializzate per ricevere le cure necessarie e iniziare il loro percorso verso una nuova vita.
Con la partenza di questi ultimi animali, Ridglan Farms è rimasta senza cani e la sua attività è terminata definitivamente. Il numero complessivo dei Beagle coinvolti nelle operazioni di salvataggio supera così quota 2.000.
Ridglan Farms chiude e oltre 2.000 Beagle sono liberi: dietro questa frase ci sono anni di lavoro, campagne di sensibilizzazione, iniziative legali e soprattutto una grande rete di persone che ha scelto di occuparsi concretamente del destino di questi animali. Per loro, però, la liberazione è soltanto l’inizio.
Una nuova vita, ma anche una nuova responsabilità
Salvare un animale non significa semplicemente portarlo fuori da una struttura, ma accompagnarlo nel percorso che, quando possibile, lo porterà a diventare un cane da compagnia.
Alcuni Beagle potrebbero avere bisogno di più tempo di altri, perché potrebbero esserci paure da superare, comportamenti da comprendere e nuove esperienze da affrontare con gradualità.
Le associazioni che si stanno occupando dei cani hanno quindi davanti a sé un lavoro importante, trovare per ciascun animale una sistemazione adeguata e famiglie capaci di comprendere le sue esigenze.
Il salvataggio di massa è stato possibile grazie alla collaborazione tra diverse realtà, ma la fase successiva dipende soprattutto dalle persone che decideranno di adottare questi animali.

Un Beagle appena liberato annusa per la prima volta l’erba di un prato, scoprendo una libertà che non aveva mai conosciuto.
La chiusura di Ridglan non elimina il problema alla radice
La fine di Ridglan Farms rappresenta una conquista importante, ma non significa che l’utilizzo di animali nella ricerca sia terminato. Negli Stati Uniti continuano a esistere strutture che allevano animali destinati ai laboratori e il tema della sperimentazione animale rimane al centro di un dibattito scientifico, etico e politico.
La vicenda di Ridglan pone quindi una domanda più ampia, è possibile sviluppare una ricerca senza ricorrere all’uso di animali? La risposta è sì, e sono già numerose le realtà che lavorano per dimostrarlo attraverso lo sviluppo e l’applicazione di metodologie scientifiche che non prevedono l’impiego di animali.
Tra queste c’è I-CARE, acronimo di International Center for Alternatives in Research and Education, ovvero Centro Internazionale per le Alternative nella Ricerca e nella Didattica. Le iniziali formano la sigla I-CARE, che in inglese richiama l’espressione “Io ho cura”, “A me importa”, un nome che riflette l’impegno dell’associazione nella promozione di una ricerca scientifica senza uso di animali. I-CARE sostiene infatti il superamento della sperimentazione animale e promuove lo sviluppo di tecnologie e metodologie alternative, mettendo a disposizione di università e centri di ricerca anche strumenti avanzati per sostituire l’impiego di animali nei laboratori.
Dall’America a Green Hill
La storia di Ridglan Farms presenta anche una particolare somiglianza con una vicenda che molti ricordano in Italia. Si tratta di Green Hill, l’allevamento di Montichiari, in provincia di Brescia, che per anni ha allevato Beagle destinati alla sperimentazione.
Anche in quel caso la mobilitazione dell’opinione pubblica e delle associazioni animaliste aveva portato la questione all’attenzione nazionale, fino alla chiusura della struttura e al salvataggio di migliaia di cani.
Il parallelismo è significativo perché dimostra come la sensibilità nei confronti degli animali utilizzati nella ricerca sia cambiata nel corso degli anni.
Le immagini dei Beagle che lasciano Ridglan Farms ricordano quelle di altri cani che, in passato, hanno avuto la possibilità di conoscere per la prima volta una casa.
Il significato di questa storia
La vicenda di Ridglan Farms può essere letta da prospettive diverse.
Per chi si occupa di diritti degli animali, è una vittoria importante ottenuta dopo anni di pressione e di lavoro.
Per chi guarda alla ricerca scientifica, rappresenta anche l’occasione per interrogarsi sul futuro dei modelli sperimentali, perché è impensabile continuare a vivisezionare esseri viventi capaci di provare emozioni, paura e sofferenza, sottoponendoli a procedure invasive e dolorose in nome della ricerca.
Per i Beagle coinvolti, invece, il significato è molto più semplice: la possibilità di vivere. Un cane che fino a poco tempo fa era destinato a essere parte di un sistema di ricerca può ora correre sull’erba, conoscere una famiglia, dormire in una casa e costruire un rapporto con le persone.
Non sappiamo quale sarà il futuro di ciascuno di questi animali, alcuni troveranno presto una famiglia, mentre altri avranno bisogno di più tempo e di maggiori attenzioni, ma una cosa è già cambiata per sempre, quei cancelli si sono chiusi alle loro spalle e davanti a loro c’è finalmente una strada diversa.












