Riflessioni di un agnello

Riflessioni di un agnello è un racconto che mette in luce il punto di vista dell’animale a discapito della comunicazione e informazione a senso unico divulgata dall’essere umano, che pone sempre i suoi desideri e le sue volontà in cima alla permissiva lista delle azioni giuste e lecite. L’agnello dimostra che gli animali sono tutti uguali e uccidere per appagare il palato è ingiusto e profondamente immorale.

No, non voglio fare polemiche ma voglio farvi notare, nel caso non ve ne siate ancora accorti, che io non faccio parte della categoria dei cuccioli fortunati.
Non sono un privilegiato.
Io non abbaio.
Io non miagolo.

Volete sapere l’unica differenza che intercorre tra me e gli animali d’affezione?
Le tradizioni culinarie e religiose.

Forse io non sono abbastanza bello per essere un animale da compagnia, anche se sono molto morbido al tatto e ho un carattere estroverso e affettuoso. Però ho anche esigenze particolari: i prati.

E va bene, lo capisco se non mi volete portare fuori al guinzaglio e non avete abbastanza sacchetti per raccogliere tutte le mie biglie e il vasetto d’erba gatta sul balcone di casa non è sufficiente al mio fabbisogno giornaliero ma non voglio finire dentro al vostro frigorifero.

Mi state suggerendo che non sono pulito come cani e gatti per essere un animale da compagnia?

Sissignori, per quanto riguarda i gatti ve lo concedo, sono dei veri fissati per l’igiene personale.
Sono affetti da un disturbo ossessivo-compulsivo da slinguazzata frenetica e meticolosa.
Ma, vi rivelo un segreto: li ho visti spesso a cosce all’aria. Dai…volete farmi credere che sia un bello spettacolo?
Quando si ciucciano lì?
Bleah!

Ma sulla pulizia dei cani obbietto.
Li ho visti scorrazzare dentro al fango riuscendosi a sporcare anche le narici: tutti e due i buchi otturati, tipo ‘na spatolata di malta sul muso.
E voi poi gli date pure un passaggio verso casa e addio sedili della macchina!

Boh…poi…e vabbe’ dai, ve lo dico…li ho visti spesso e volentieri mangiare escrementi come se fossero stati pasticcini al cioccolato.
E magari dopo un attimo vi slinguazzano sulla bocca.
Bleah!

Ma, passiamo oltre.
Forse io non sono abbastanza cattivo per essere rispettato?
Non sono un predatore come i cani e i gatti.
Io non uccido.
Ma voi, per assecondare quella scintilla di immotivato sadismo che c’è in voi, preferite circondarvi di amici potenti, forti, dominanti.

Non dico che sia sempre sbagliato, il cane vi fa da bodyguard e il gatto…ah…il gatto, lui vi fa da capobranco.

D’altronde capisco, anche voi umani avete bisogno di una guida sicura e affidabile.
Un’esigenza comune a tutti i gregari.

A giudicare dal vostro usuale comportamento la conclusione di questo mio ragionamento è che le prede, cioè gli animali miti e remissivi, invece che proteggerli, voi preferite metterli sotto i denti.

La motivazione?

Circostanze poco chiare e luoghi comuni riguardo a vecchie e obsolete tradizioni e un’insana propensione ad assecondare il vostro palato.

Cosa chiedo?

Vorrei soltanto non essere assassinato.

Melania Corradini

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