Storia di un riccio

La storia di un riccio vuole essere un monito per tutte quelle persone che mettendosi alla guida schiacciano il pedale dell’acceleratore senza pensare alle conseguenze dell’alta velocità. Guidare con prudenza e a una velocità moderata può evitare brutti incidenti ai danni sia delle persone che degli animali.

Il vento mi inseguiva sputando acqua gelida sulla mia schiena, raffiche violente, che bruciavano come unghiate sulla pelle.
“Che pessima primavera.” Brontolai tra me e me.

Inciampai in un sasso, barcollai tentando di riprendere l’equilibrio e, in quell’istante, due enormi occhi luminosi presero a fissarmi.
Sbattei le palpebre come ipnotizzato da quel fascio di luce che mi investì.

La pioggia divenne così intensa che per un attimo ebbi la sensazione d’essere sott’acqua.
“No!” Gridai, mentre quegli occhi vitrei mi venivano incontro. Ma all’improvviso, il luccichio si spense.

Udii un tonfo sordo e un uomo apparve in strada, era sbucato da quella cosa che ora, era divenuta buia e silenziosa.

La pioggia diventò grandine.
Mi affrettati a cercare un riparo ma finii in una pozzanghera. L’acqua aderì alla mia pelle come una mano gelida posata sulla pancia.
Rabbrividii.

“Dove sei stato con questo tempaccio?”
Mi rimproverò la mia compagna, una volta che raggiunsi la tana.
“A cercare del cibo per i nostri figli.”

La grandine rimbalzava davanti all’ingresso di casa come palline da tennis lanciate per dispetto.

“Ho trovato un po’ di ghiande.” Affermai, rovesciandole a terra. “Grazie papà.” Esclamarono i miei cuccioli correndomi incontro.
Mangiammo a sazietà, quella sera.

Ma fu alla fine di una giornata di sole che avvenne la tragedia.

Io e la mia famiglia ci incamminammo tra la vegetazione, all’imbrunire, quando la natura stende i suoi colori più tenui. Quando le vampate di luce si affievoliscono scrutando un cielo placido e opaco.

All’improvviso la mia bambina, la più piccola e vivace della cucciolata, notò un grillo a bordo strada e si precipitò su di lui.
L’insetto saltò in mezzo alla corsia e la nostra piccola, abbandonando ogni prudenza, lo inseguì.

Il rimprovero mi morì in gola quando sentii un grido, seguito da un orrendo rumore, come un frutto maturo che cade spiaccicandosi al suolo.

Ci precipitammo tutti in strada e la trovammo stesa sull’asfalto in una pozza di sangue: un fiore spampanato rosso vermiglio pareva circondarla.
Ansimava terribilmente sputando, ad ogni respiro, piccole gocce di sangue.

La mia compagna urlò, chiudendo d’istinto gli occhi. Io le corsi vicino ma la piccola smise quasi subito di respirare. Il suo sguardo atterrito ancora mi perseguita.

“Attento papà!” Urlò uno dei miei figli. Schivai la cosa di metallo per miracolo. L’uomo alla guida neanche provò a rallentare.
Fuggimmo sconvolti in mezzo al verde sbigottito.

Melania Corradini

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