Un docufilm d’inchiesta da non perdere: FOOD FOR PROFIT

Ho visto Food for Profit di Giulia Innocenzi e Pablo D’Ambrosi presso lo spazio romano Vita Vegan di Moira Marzi. Moira è stata come sempre un’ospite perfetta, da ringraziare per la bella opportunità che ci ha dato, insieme all’occasione di incontrare Lorenzo Mineo dell’associazione Luca Coscioni. Quest’ultimo, oltre ad averci presentato il docufilm, di cui è stato uno dei protagonisti più importanti, è tra i promotori dell’iniziativa Eumans, che ci ha illustrato con una preziosa introduzione. 

Lorenzo ha ricoperto il ruolo del lobbista che ha incontrato e intervistato con intraprendenza e sangue freddo personaggi di spicco all’interno del Parlamento Europeo. 

Vorrei dare massimo risalto a questo importantissimo lavoro di inchiesta e documentazione. Purtroppo, la maggior parte dei “consumatori” è completamente all’oscuro delle dinamiche di politica economica riguardo agli emendamenti e sussidi a favore del settore agroalimentare. Tutti sono, più o meno volutamente, ignari di quanto accade ai “cibi” provenienti da estratti o parti di esseri viventi, che arrivano nei piatti trasformati in qualcosa che, in modo superficiale, ritengono delizioso, goloso e aromatizzato. 

La LAV ha contribuito al progetto coordinando le inchieste in alcuni allevamenti in Italia, Germania, Polonia e Spagna, offrendo una chiara panoramica su come la politica europea sia di fatto al soldo di potenti lobby della carne, avide e prive di scrupoli, a discapito della salute dei cittadini e dei diritti degli animali. Bisogna ricordare che, solo in Italia, vengono allevati oltre 630 milioni di animali a scopo alimentare. 

Food for Profit è il primo documentario che mostra il legame tra l’industria della carne, le lobby e il potere politico. 

Nel docufilm vengono evidenziati i miliardi di euro che l’UE destina agli allevamenti intensivi, inferni in terra che maltrattano gli animali, inquinano l’ambiente e rappresentano un pericolo per future epidemie zoonotiche, pandemie e antibiotico resistenza

In un allevamento intensivo di polli italiano nel Polesine, per rispettare le indicazioni del produttore, si devono consegnare soltanto degli esemplari perfetti da poter immettere sul mercato. Se l’animale non crescerà abbastanza velocemente, non raggiungerà lo standard richiesto, e se il suo collo non sarà al pari con gli altri, bloccherà le operazioni al macello e quindi sarà considerato “scarto” e verrà eliminato con pratiche violente, sbattuto su tubi metallici, calpestato, fatto roteare in aria e lanciato. Container pieni di questi corpi in putrefazione rimangono lì chissà per quanto. 

Polli uccisi e in deconposizione

In un allevamento intensivo di mucche nella regione metropolitana di Berlino, in Germania, visto l’affollamento dei capi e la scarsa pulizia degli ambienti (gli operai dichiarano di non pulire “da anni”) prolifera la mastite, un’infezione infiammatoria della ghiandola mammaria, così il comune personale addetto alle stalle, non medici veterinari, somministra gli antibiotici dosati alla buona agli animali malati, senza alcun controllo.

A 100 km da Roma, in piena notte, lavoranti sniffano sostanze prima di iniziare le operazioni di carico in un allevamento di tacchini. L’ambiente che si è creato nelle settimane di crescita esponenziale e le deiezioni accumulate e mai pulite rendono l’aria irrespirabile. Le violenze per accelerare l’operazione e restare nei tempi previsti si sprecano, animali agonizzanti e malati vengono buttati sui camion comunque e diventeranno le belle fettine rosee e insaporite, distribuite nelle mense scolastiche, aziendali, ospedaliere e consigliate da tanti nutrizionisti che la ritengono “migliore”. 

A Murcia, in Spagna, un allevamento intensivo di maiali sfrutta le poche risorse idriche del territorio e scarica in vasconi all’aperto l’equivalente di 1.460 piscine olimpioniche piene di escrementi e liquami di risulta. Le infiltrazioni causeranno inquinamento del suolo e contaminazione della falda acquifera. Tutto vero, disturbante e inquietante. Solo che, per alcuni politici, organi di controllo e istituzioni, questi allevamenti intensivi non esistono. Anzi, vengono protetti e incentivati come eccellenze. 

Anche per i lavoratori umani sembra previsto un trattamento che di umano ha ben poco: per la maggior parte personale estero che viene fatto arrivare e vivere in piccoli residence, per lavorare a ritmi indescrivibili nelle enormi cattedrali della carne, i macelli industriali, con temperature glaciali. Luoghi dove, come ebbi modo di vedere in un altro servizio giornalistico, in cento esseri disumanizzanti riescono ad uccidere e smembrare 300 maiali all’ora per una paga media tra i 10 € e i 15 €. Queste persone non hanno garanzie se si ammalano e non possono assentarsi dal lavoro. Vengono licenziati con un sms.

Chi ha intenzione di smettere di essere inconsapevole, iniziando a consumare in modo più etico verso l’ambiente, gli animali e anche i propri simili, dovrebbe guardare questo film e rendersi conto di quanto c’è dietro ai noti jingle pubblicitari e alle immagini edulcorate di animali da reddito a cui vengono fatte carezze, docce e massaggi prima di macellarli. 

Recentemente, in tutta Europa si sono diffuse le immagini delle massicce proteste da parte di agricoltori e allevatori. Tutti abbiamo visto dare ampio sostegno alle proteste dei famigerati trattori, non sapendo che le loro richieste mirano a difendere soprattutto i sussidi europei relativi alla Politica Agricola Comune (PAC).

Ma l’attuale schema di finanziamento della PAC, in vigore fino al 2027, prevede che la Commissione europea incanali ancora altri miliardi di euro a sostegno di pratiche agricole intensive inquinanti e insostenibili!

L’UE, se da un lato dice di voler lottare contro il cambiamento climatico con politiche sempre più “Green”, dall’altro, tramite la PAC, continua a versare loro lauti contributi in denaro pubblico. 

387mld in 7 anni = circa un terzo dell’intero budget dell’UE, finisce nelle tasche delle imprese zootecniche intensive, capaci di qualsiasi cosa pur di massimizzare il profitto sulla pelle degli animali, infischiandosene dell’inquinamento e delle conseguenze sul piano sanitario: epidemie, pandemie, sconvolgimenti climatici e antibiotico resistenza

L'uso degli antibiotici sugli animali causa l'antibiotico-resistenza

Queste lobby sono capaci di tutto e il “benessere animale” non rientra minimamente nei loro obiettivi. Addirittura, nel film è evidenziato come queste ultime possano facilmente convincere i politici a legalizzare pratiche di “Gene Editing”, ovvero ingegneria genetica che modifica il genoma degli animali stravolgendone le caratteristiche naturali, per selezionare animali più utili allo scopo alimentare.

Alcune di queste mostruosità si vedono già applicate. Le mucche Belgian blue, per esempio, hanno una muscolatura così possente che ad un certo punto non riescono più a reggersi in piedi; i polli Broiler collassano a causa del loro petto enorme; i polli senza piume o a rapido accrescimento sviluppano malattie come la White Striping; i maiali Large White arrivano a pesare 250-300 kg. 

Nel corso dell’indagine filmata sono stati ipotizzati nuovi progetti di Gene Editing assurdi quanto improponibili, come i maiali a sei zampe, per avere più prosciutto da vendere in Africa, o un ipotetico progetto che vedrebbe inserito un tubo nel retto delle mucche per trasformare le loro feci in mangime, o mucche con due organi riproduttivi!

I politici coinvolti, filmati di nascosto, dichiarano candidamente durante i colloqui che “Non ci trovano nulla di male” e approverebbero tranquillamente questi e altri progetti mostruosi senza farsi alcuno scrupolo, garantendosi appoggi che li sostengano nel proseguire l’attività.

Nel film si riconoscono Parlamentari europei, noti per essere figure chiave nel mondo dell’agricoltura, ripresi nel rilasciare dichiarazioni sconcertanti con videocamere nascoste. Il docufilm è già stato proiettato nella sede del Parlamento Europeo.

Nella prima parte del docufilm si vede come le grandi aziende riuniscano i loro lobbisti e facciano veri e propri corsi di formazione, allo scopo di individuare strategie di comunicazione per far approvare emendamenti atti ad aumentare la loro produttività e profitto. Queste tecniche comunicative hanno lo scopo di deviare l’attenzione dei cittadini e dei loro rappresentanti al parlamento dai problemi circa il benessere animale, le responsabilità inerenti l’inquinamento e l’impiego delle risorse economiche per una reale transizione ecologica. 

Food For Profit il documentario che fa tremare l'Europa

La trasmissione Le Iene ha girato un importante video in occasione della prima proiezione avvenuta proprio nella sede del Parlamento Europeo. È interessante vedere le reazioni di alcuni lobbisti italiani presenti tra gli spettatori. La curiosità che ne scaturisce è quella di cercare al più presto di vedere Food for Profit per intero per rendersi conto di persona chi sono i nostri rappresentanti in EU!

Sarebbe ora che i tanti fiduciosi nelle pubblicità e nelle istituzioni iniziassero a farsi qualche domanda e, se non altro, si rendessero conto di cosa e chi sostengono attraverso il proprio voto e le proprie scelte alimentari.

Food for Profit

Elenco delle proiezioni di Food fo Profit in Italia

Una cosa molto importante e non ultima di questo docufilm è, infatti, la proposta di azione legata alla politica che dovrebbe cambiare registro a seguito della consapevolezza derivante da questa inchiesta di denuncia.
Riporto in sintesi ciò che si legge seguendo il link dell’iniziativa EUMANS: 

“Si chiede urgentemente a tutti i candidati europei in corsa per il Parlamento Europeo alle prossime elezioni di assumere un impegno immediato e risoluto nel dare priorità alle seguenti misure, volte a ridurre emissioni inquinanti e a superare tutta la cosiddetta agricoltura intensiva in Europa.

  1. Esclusione dell’allevamento intensivo dai sussidi della PAC:
    sostenere l’immediata esclusione dell’allevamento intensivo di animali dai sussidi previsti dalla Politica Agricola Comune.
  2. Inclusione del settore agricolo nel sistema di scambio delle emissioni entro il 2028:
    sollecitare l’inclusione delle aziende agricole intensive nel sistema europeo di scambio (ETS) entro il 2028, considerando le emissioni di gas serra agricole e istituendo un fondo sociale per reinvestire i proventi dei pagamenti per i piccoli agricoltori. Questo passaggio è fondamentale per affrontare le emissioni di gas serra e rappresenta un passo decisivo verso un’agricoltura sostenibile nell’UE.
  3. Creazione di un’assemblea dei cittadini europei:
    dare forma ad una politica agricola sostenibile: organizzare un’assemblea dei cittadini europei dedicata alla politica agricola comune (PAC), con un focus primario sulla distribuzione dei sussidi pubblici all’agricoltura intensiva. Inoltre, l’assemblea affronterà lo sviluppo di una strategia per assistere gli agricoltori nella transizione verso un’agricoltura sostenibile.”

Sarebbe quanto mai opportuno smettere di usare, direttamente o indirettamente, il denaro dei contribuenti europei per finanziare un’industria che inquina l’aria, l’acqua e spesso maltratta gli animali.

Nel sito EUMANS troverete la proposta di legge per cui si stanno raccogliendo le firme. Chiunque potrà accedere all’azione promossa dall’iniziativa popolare Eumans legata al docufilm per chiedere di FERMARE i finanziamenti PUBBLICI EU agli allevamenti intensivi.

Per firmare la proposta di legge clicca qui ↓
Eumans – stop subsiding intensive farms

Dopo aver visto il film “Food for profit” di Giulia Innocenzi e Pablo D’Ambrosi si comprende chiaramente che gli interessi economici sono troppo grandi. Immagini cruente raccontano gli abusi commessi negli allevamenti di carne di mezza Europa, ma c’è uno spazio scandaloso anche per gli intrecci di politica e lobby che si avvantaggiano e si sostengono a vicenda.

Di questi tempi, in cui in tutta Europa sta andando in scena una parata della grande industria dell’agri-busisness, nelle vesti di agricoltori che protestano perchè ritengono che il valore di ciò che producono non sia abbastanza riconosciuto, dal docufilm Food For Profit emerge chiaramente l’ammissione che tutto ciò che si mangia in EU si debba passivamente accettare come prodotto seriale, che prevede una standardizzazione totale e disumana, schiava del profitto in ogni fase della filiera produttiva.

Sarebbe veramente ora di iniziare a riflettere per cambiare, innanzitutto smettendo di contribuire con finanziamenti pubblici atti a sovvenzionare puntualmente un sistema insostenibile quanto iniquo.

Food for Profit

Elenco delle proiezioni di Food fo Profit in Italia

Food For Profit è un docufilm d’inchiesta da non perdere!

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