Un mare di dolore

Un mare di dolore, rosso sangue, attraversa la terra. I pesci hanno perso il loro mondo e il mondo ha perso il suo mare. Così silenziosi e poco conosciuti, sono dei martiri, sono degli eroi.

I pesci, esseri senzienti indifesi che inseguono la vita, senza voce ma con tanto sentimento, si aggrappano con le loro poche forze alla speranza ma niente possono contro la crudeltà che li sovrasta. Sono prede per gli uccelli, per i loro simili, per gli uomini che di umano non hanno nulla. Sono invisibili eppur si vedono nelle bolle, negli acquari, nelle vasche dei mercati.

Li chiamano semplicemente “pesce”, come se fossero tutt’uno, come se non esistessero anche loro, come gli altri, in carne ed ossa. Sofferenti, agonizzanti, sanguinanti, smembrati vivi, bolliti vivi nell’olio, nell’acqua bollente tra l’indifferenza della gente.

Lottatori coraggiosi provano a difendersi nell’inferno di questo pianeta malato. C’è chi li uccide per divertimento, chi li ripone in un secchiello, chi se ne nutre al momento, mentre ancora respirano. Sono tra i più indifesi, tra i più sfortunati.

Nel Settembre 1967, ero un accanito pescatore subacqueo. Un giorno durante un’immersione ho sparato a una cernia che, colpita, si è arroccata dentro la sua tana e, con l’aiuto delle sue potenti mandibole, faceva resistenza sull’imboccatura da dentro, rendendo difficile l’estrazione anche tirando con tutte le sue forze. La cernia si dimostrò molto combattiva. La profondità era relativa perché ero a circa 14-15 metri di profondità ma lei era un pesce io ero un uomo, in un ambiente che non era il mio. E allora dopo aver lottato contro la cernia, da sconfitto, ho cercato di rendermi conto di come questa cernia fosse incastrata nella tana, e ho passato il dorso della mia mano destra facendolo scorrere lungo la sua gola, verso il suo ventre. A quel punto la cernia ha scagliato contro il palmo della mia mano il suo cuore, ed era un cuore che io ho sentito pulsare terrorizzato, impazzito dalla paura. Non mi era mai capitato di sentire un cuore di pesce terrorizzato, quella è stata la prima volta e quella volta ho capito che fino ad allora mi ero comportato da barbaro sul fondo del mare, perché avevo distribuito morte in un ambiente in cui la morte alligna abbondante però per necessità di sopravvivenza, io non dovevo sopravvivere con quella cernia perché il mio mangiare in superficie ce l’avevo, il mio cibo ce l’avevo, non mi serviva per vivere, per sopravvivere, era soltanto il gusto balordo di arrecare morte in un ambiente che io amavo e amo immensamente, il mare.
Intervista a Enzo Maiorca: assolutamente da ascoltare.

Molti pagano per vedere i loro salti, sentire i loro flebili canti, come quelli dei delfini che vengono privati dei denti per scattare foto o nuotare con i visitatori senza rischi. Non possono fuggire e sono senza una famiglia, senza più una vita. Molti impazziscono per la mancanza di spazio, innocenti imprigionati per sempre, sognano la libertà che non conosceranno mai.

I pesci hanno i colori vivi della natura, la curiosità di esplorare, la voglia di amare. Se si vuole, si possono ascoltare le loro grida di dolore, basta aprire gli occhi e il cuore.

Essere Vegan

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Chiara Afeltra

Ciao, sono vegana, antispecista, amo viaggiare e sogno un futuro di libertà e rispetto per tutti gli animali.

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