Nel primo mattino, tra l’erba e le rose,
le api s’involano, veloci e operose.
Raccolgono il nettare in voli leggeri,
tra i petali aperti e i profumi sinceri.
Con arte infinita trasformano il miele,
spiegate al vento come piccole vele.
Lo fanno per sé, per nutrire la vita,
proteggendo lo sciame in un’opera unita.
Ma l’uomo si accosta con fumo e rumore,
saccheggia le celle, ne spegne il vigore.
Prende per sé quel tesoro dorato,
senza rispetto per quanto è costato.
E lascia alle api sciroppi scadenti,
zuccheri finti, per nulla nutrienti.
Così si ammalano, così si perdono,
ali che tremano, arnie che cedono.
Il miele non è per chi lo divora,
ma per la vita che nel nido dimora.
È vita promessa, fatica e calore,
non merce da banco, non solo sapore.
Lasciamo alle api ciò che han creato,
quel dolce miracolo tanto sudato.
Fiorisca la terra con la loro danza,
ritorni la vita, ritorni speranza.





