Manca poco a Natale è un racconto nato per focalizzare l’attenzione del lettore sull’etica. Perchè i cibi serviti a tavola durante le feste natalizie non sono solo “prodotti” ma individui. Esseri viventi di cui viene fatta strage, trasformando le festività in veri e propri massacri. Sofferenza e crudeltà tramutate in cibo.
Ma le tradizioni culinarie sanguinarie e violente si possono e si devono abbandonare ponendo a centro tavola il rispetto per la vita promosso dall’alimentazione vegetale.
–Manca poco a Natale– dice il pettirosso rivolto più a se stesso che alla sua compagna, infatti lei neanche gli risponde, continua a umettarsi le piume e, a tratti, a grattarsi la testa.
–C’hai mica i pidocchi?– chiede il pettirosso osservandola preoccupato.
–Nel caso, me li avrai attaccati tu– dichiara lei spiccando il volo.
–Detesto le loro feste– si intromette il piccione, un grosso esemplare color marrone.
–Anche io– prosegue il pettirosso -l‘anno scorso, a fine anno, con tutti quei boati esplosi a raffica dagli umani, mio fratello è morto–
–Purtroppo durante le feste degli umani muoiono miliardi di animali, amico mio–
–Oltre agli uccelli?– domanda strabuzzando gli occhi il pettirosso.
–A noi ci ammazzano sempre, anche durante i giorni feriali– interviene il ratto grigio.
–Eh lo so– risponde il piccione –gli umani non amano nè i ratti, nè i piccioni. Ma non amano neanche gli agnelli, i vitelli, i maiali e un sacco di altri animali. Ma voi non li sentite piangere?–
–Chi?– domanda il pettirosso allarmato.
–Gli animali della fattoria.-
–Laggiù, oltre quel recinto, vivono tantissimi animali. Ci sono diverse stalle e ogni anno nascono tantissimi cuccioli e pulcini.–
–No, io non vado mai vicino alle abitazioni degli umani, ho paura dei loro gatti- risponde il pettirosso grattandosi il collo con la zampina.
–Fai bene piccoletto– afferma il ratto –la mia famiglia è stata sterminata in quella maledetta fattoria.–
–Perché?– chiede l’uccellino mentre con il becco cerca di spostare le piume del dorso.
–Perché rubavamo un po’ di mais dal pastone delle loro galline–
–E allora, che male c’è? Noi selvatici dobbiamo morire di fame?– risponde inorridito il pettirosso mentre riprende a grattarsi.
–E tu piccione come fai a sentire piangere gli animali degli umani?– chiede il pettirosso ormai più che convinto d’aver preso i pidocchi pure lui.
–Io li sento perché ho fatto il nido su quell’enorme nespolo che sta proprio davanti alla stalla dei maiali.-
-E i maiali piangono?-
–Piangono e strillano, li ho sentiti anche io– dichiara il ratto- si pisciano anche addosso quando capiscono che il contadino li sta per uccidere. Gli taglia la gola con un coltellaccio arrugginito e loro ci impegano ore a morire.-
–Oddio che orrore!– strilla il piccolo passeriforme –perché sono così cattivi?– aggiunge, dopo essersi dato una grattatina alla testa.
–Perché se lo mangiano quel poveretto– interviene il piccione.
–E non potrebbero mangiare dell’altro?–
–Certo che sì- risponde il bel piccione -hanno interi campi coltivati: melanzane, peperoni, bietole, carote e ogni ben di dio. Ma niente, vogliono la carne. Le interiora, addirittura le zampe del povero maiale. E durante le loro feste i massacri raddoppiano.-
–È gente cattiva, allora– risponde il pettirosso sempre più sconvolto.
–Gente ignorante, menefreghista e insensibile- risponde il piccione sgrullandosi le piume, a furia di vedere il pettirosso grattarsi gli stavano venendo i pruriti pure a lui.
–State lontani da quella fattoria, c’è veleno ovunque– li ammonisce il ratto.
–Io non ci andrò mai– dichiara il pettirosso.
–Io e la mia compagna, appena svezzeremo i nostri figli ce ne andremo da quel girone infernale. È troppo pericoloso stare lì. Ed è straziante sentire gli agnellini piangere disperati prima di venire uccisi. E le povere galline, quelle che fanno poche uova, voi non sapete che fine fanno…–
–Non lo dire, non lo voglio sapere– cinguetta il pettirosso arretrando sul ramo.
–Gli tirano il collo- sbotta il ratto.
–No!– urla il pettirosso –perché me lo hai detto?–
–Perché tutti lo devono sapere. Tutti gli animali devono stare alla larga da quella fattoria e dagli umani in generale.-
–Racconterò di queste terribili azioni degli umani a tutti gli animali che incontrerò d’ora in avanti- affermò il pettirosso con voce rotta dall’emozione.
–Tutti noi lo faremo- aggiunse il ratto –affinché nessun animale del bosco si fidi mai dell’umano traditore.–
Gli animali annuirono e la voce delle brutali uccisioni e delle efferate azioni umane raggiunse ogni singolo abitante del bosco.












